09 Settembre 2011 - Conferenza
"Intervista al regista Marco Bellocchio"
Intervista al regista.
di Francesco Lomuscio

Accompagnato dal direttore della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il regista Marco Bellocchio ha incontrato, premiato con il Leone d'oro alla carriera, ha incontrato al lido la stampa sia in occasione dell'evento, sia perché ha presentato una nuova versione rielaborata e alleggerita del suo "Nel nome del padre", realizzato nel 1971.

Marco Bellocchio: Soltanto una piccola nota prima di iniziare: questa è la conferenza per il Leone d'oro alla carriera, ma qualsiasi domanda riguardante la nuova versione di "Nel nome del padre" è benvenuta.


"Nel nome del padre" venne presentato qui quarant'anni fa, erano i giorni della contestazione…
Marco Bellocchio: Di quei decenni non è rimasto nulla, ma non mi sembra che il presente abbia tradito il passato, la politica era diversa ed essere di sinistra allora significava parlare in modo molto corretto rispetto alle ideologie di sinistra. Allora c'era un'ANAC combattiva schierata col PCI e una mostra diretta da Gianluigi Rondi che si contrapponeva a ciò. C'era un festival e un anti festival, erano tempi con apparenti contraddizioni. Per esempio, Carmelo Bene partecipò al festival di Rondi. Sono cose che non si possono spiegare, fare paragoni non ha alcun senso.

Quanto è importante il fatto che il Leone d'oro alla carriera verrà consegnato da Bernardo Bertolucci?
Marco Bellocchio: Ciò mi emoziona e mi commuove. Con Bernardo ci hanno accomunato tante cose e tante sono le differenze fra noi, ma, quando arrivai a Roma, il suo mondo, le sue conoscenze, mi permisero di ambientarmi. E' chiaro che le sue immagini sono diverse dalle mie, ma, per qualche motivo, lo sento misteriosamente vicino. All'epoca effettivamente ci fu una rivalità e, forse, provavo anche una certa invidia. Bernardo stava ottenendo grande successo in tutto il mondo, quando io presentai "Nel nome del padre" lui aveva già firmato "Ultimo tango a Parigi", ma, con il passare del tempo, ci siamo ritrovati. In realtà mi sento ancora un non riconciliato, ma dopo tanti anni verso la rabbia provo una certa diffidenza.

Considera un ulteriore pregio il fatto che il premio le venga assegnato da un festival italiano?
Marco Bellocchio: Certo, mi sembra scontato, sarei un pazzo se non fossi soddisfatto di questo premio. E' un riconoscimento ad una carriera in cui ho cercato di essere fedele alle mie idee, anche se oggi non sono più lo stesso che fece "Nel nome del padre".

Dopo questo premio pensa di andare in pensione?
Marco Bellocchio: No, è ovvio che ho ancora dei progetti e spero di continuare a fare buoni. Spero che questo Leone d'oro alla carriera possa rappresentare un nuovo inizio.

Ha detto che è cambiato, quindi non è più di sinistra?
Marco Bellocchio: Se ai tempi di "Nel nome del padre" mi avesse fatto questa domanda l'avrei mandata a quel paese (ride). Per fortuna, oggi sono meno arrabbiato e più tollerante, comunque non sono un berlusconiano, ma essere di sinistra oggi è differente dall'esserlo allora.

Questo premio lo considera una sorta di risarcimento per alcuni premi mancati?
Marco Bellocchio: Se parliamo di riconoscimento sono d'accordo, ma non parliamo di risarcimento, perché implica un risentimento che io non provo.

Cosa direbbe a un giovane che vuole intraprendere la carriera di regista?
Marco Bellocchio: Io lo scoraggerei profondamente, è un lavoro faticoso dove pochi riescono e, purtroppo, in tanti si arrabattano, anche ragazzi di talento. Oggi c'è il vantaggio di poter lavorare con poco, con oggetti sempre più piccoli e vicini allo sguardo umano. Purtroppo, in questa povertà molti si riducono ad imitare i padri, ma è ovvio che faranno commedie più brutte. Tutti si buttano sulle commedie, ma bisogna trovare strade nuove.

Può parlarci del suo rapporto con il produttore Franco Cristaldi?
Marco Bellocchio: Franco Cristaldiha un senso della realtà molto preciso e rispetta la parola data, non faceva nessuna obbiezione.

Concludendo, può parlarci delle differenze tra il nuovo e il vecchio montaggio di "Nel nome del padre"?
Marco Bellocchio: Ci sono molti piccoli tagli e anche cospicui. Per esempio, in teatro erano tre atti e sono stati ridotti a uno e mezzo.

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