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Capitan Harlock 3d

Capitan Harlock 3D

La forza di un'immagine. Harlock tra riferimenti espliciti e suggestioni di libertà.


di Diego Altobelli21 dicembre 201312:31



Si inizia a parlare di Harlock scomodando la Filosofia. Quando nasce Harlock sono gli anni Settanta, il 1976 per esattezza. La natura anarchica che lo caratterizza è la stessa che muove intestinamente gli animi di quegli anni. E' probabilmente questo il motivo per cui il pirata spaziale per antonomasia è diventato una duplice icona, entrando nell'immaginario collettivo mondiale. Capitan Harlock ragionato oggi, è sia un personaggio simbolo dell'animazione giapponese, ma anche una figura emblematica del pensiero anarchico. Leiji Matsumoto nella creazione del personaggio e del suo immaginario affondò le mani nella materia che era stata già del filosofo Pierre-Joseph Proudhon (1809 - 1865), il primo a utilizzare la parola "anarchia" in un'accezione positiva. Stesso utilizzo che naturalmente ne fa Matsumoto. Negli scritti di Proudhon vengono presi di mira gli stessi sistemi che saranno poi alla base delle azioni di Harlock. La critica al capitalismo è solo la punta dell'iceberg. L'illegittimità del concetto di proprietà. L'impossibilità dell'uomo di sentirsi libero in quanto lavoratore, ma solo seguendo le proprie naturali inclinazioni caratteriali. Pensieri e idee che verranno ampliati da vari pensatori come (ad esempio) Errico Malatesta, che concepiva l'anarchia come pensiero basato su un'etica (uguaglianza, libertà e solidarietà). E' proprio questo aspetto di innalzare a valore universale il concetto di "anarchia" che porterà la serie di Capitan Harlock in Italia a incontrare problemi di trasmettibilità.

La Rai lo toglierà dal palinsesto dopo la messa in onda in un programma condotto da Rita Pavone. Ma a voler essere onesti, e al di là delle implicazioni concettuali alla base dell'idea di Capitan Harlock, l'anime del pirata dello spazio non ha avuto molta fortuna neppure nelle successive messe in onda su canali privati e regionali. Il motivo, oltre a questioni puramente burocratiche e tecniche (orari delle messe in onda, diritti del trasmesso, o visibilità dei successivi canali), è anche in una non facile accessibilità del soggetto. La prima serie animata, realizzata due anni dopo il manga e composta da 42 episodi, è caratterizzata da una sceneggiatura piuttosto frammentaria e lacunosa. Più che altro evocativa, ma non proprio semplicissima da seguire. Soprattutto nella prima parte, dove ci si mette un po' a capire le regole piratesche che regolano il mondo narrativo in cui si muove Harlock e la sua ciurma. Inoltre il ritmo della trama è assai lento, con dialoghi che hanno sapore retorico, fatto di ripetizioni, in cui si torna su argomenti già discussi.


L'inno alla libertà, la critica alla società omertosa e che si crede inviolabile. A vederla oggi, la serie, viene da pensare che è effettivamente l'immagine di Harlock in se stessa ad aver generato tanto successo. Poetica, straniante, evocativa: la figura di un pirata alla guida dell'Arcadia che difende la Terra, malgrado siano gli stessi abitanti della Terra, i potenti e i padroni, ad averlo esiliato tra le stelle, rimane impressa nella mente di chiunque. In un momento. Così come quella delle acerrime nemiche di Harlock, la razza aliena delle Mazoniane, bellissime donne che muoiono bruciando come carta guidate dalla folle, ma disperatamente sola, comandante Rafflesia. Immagini. Lampi. Ancora. Un mondo, il nostro, corrotto che si sta lasciando morire a causa dell'apatia e dell'inadeguatezza di chi lo comanda. Il vessillo del teschio bianco su fondo nero che sventola a prua. Il computer che non parla mai, ma a cui Harlock confida i suoi dubbi quando rimane solo. Il tessuto narrativo della serie è debole. Vero. Molto più debole di altre serie di Matsumoto, anime decisamente più compatti come Star Blazers o Galaxy Express 999. Ma la sua forza visiva rimane ancora oggi tra le più convincenti. Migliorerà qualitativamente nella seconda serie - "Capitan Harlock SSX", a metà strada tra il prequel e la riscrittura - arrivata da noi prima grazie a Italia 1 e dopo grazie ai DVD di Yamato Video. Curiosamente, entrambe le serie sono dirette dallo stesso uomo. Parliamo di Rin Taro, pseudonimo di Shigeyuki Hayashi, uno dei maestri indiscussi dell'animazione giapponese, divenuto famoso grazie anche a "Forza Sugar", "Record of Lodoss War", ma che ha vissuto i suoi esordi dividendosi tra Matsumoto e Osamu Tetsuka.

Di riscrittura parliamo anche addentrandoci nella nuova incarnazione cinematografica di Harlock. "Capitan Harlock" diretto da Shinji Aramaki, già regista del cyber-punk "Appleseed" del 2004, ispirato al manga culto di Masamune Shirow ("Ghost in the Shell"). Questa incarnazione in CGI di Harlock ha offerto la possibilità all'autore Leiji Matsumoto di reinventare il personaggio del pirata dello spazio, giocando anche qua e là con i rimandi alle sue saghe più famose. Si parla ad esempio dei Nibelunghi, una misteriosa razza aliena che ha lasciato in eredità il portentoso motore che anima l'Arcadia. Il riferimento va agli OAV "Harlock Saga - L'anello dei Nibelunghi" un esperimento (piuttosto riuscito) di adattare la mitologia norrena di Wagner in salsa fantascientifica. Tornando al film di Aramaki, notiamo la scomparsa di molti elementi che avevano caratterizzato l'anime e il manga. Mancano totalmente le Mazoniane. Il pericolo in questo caso viene dalla coalizione Gaia, organizzazione di ispirazione ecclesiastica che governa la Terra. Cambia notevolmente il coprotagonista, il giovane Tadashi Dayo oltre a chiamarsi Logan, ha qui una origine completamente diversa. Nell'anime partiva sull'Arcadia in seguito alla morte del padre: Harlock lo salvava e lo accoglieva sulla sua nave per offrirgli il modo di vendicarsi. In questa rivisitazione Logan si fa molto più ambiguo e maturo, sfaccettato. Un giovane eroe che decide di arruolarsi spontaneamente… Infine anche Harlock non sembra più lo stesso. Nell'incarnazione del 2013 è un personaggio perfino più cupo rispetto a quella di fine anni '70. Un uomo che ha fatto della "libertà" più la sua malattia che il suo sogno. Da segnalare anche l'inevitabile catarsi di questi due personaggi. Un bizzarro passaggio di consegne che richiama altre opere contemporanee come "V - for Vendetta". Citazione per citazione, va fatto presente come la partecipazione al progetto (in qualità di ideatore delle parti meccaniche) di Atsushi Takeuchi, famoso per aver collaborato a "Star Wars: The Clone Wars": sarà forse stata sua l'idea di far scappare Logan e Kei dalle fauci di un mostruoso alieno similmente a una delle scene più famose de "L'impero colpisce ancora"?




Il Leijiverse è l'universo in cui si muovono le creazioni di Akira - Leiji - Matsumoto. Analogamente a quanto avviene nell'universo Marvel Comics, il maestro giapponese ha deciso di far muovere i propri personaggi all'interno di un unico universo. Creando storie e personaggi che condividessero quindi stesse ideologie, tempi e mitologie. A dire il vero questa non è una cosa rara, nel mondo dei manga giapponesi. Altri autori, prima e dopo di lui, hanno cercato di fare la stessa cosa. Go Nagai, per dirne uno. O tutta la serie legata ai Time Bokan della Tatsunoko Production, fondata da Tatsuo Yoshida nel 1962. Ma anche Rumiko Takahashi, o lo stesso dio dei manga Osamu Tetsuka si sono spinti in esperimenti di questo tipo. Con esiti in verità altalenanti, ma sempre affascinanti.
Nell'universo di Matsumoto, l'unione tra le varie opere, è rappresentato dal treno intergalattico Galaxy Express 999, il quale lega i vari "Mondi". La protagonista Maisha si scoprirà essere figlia di un altro personaggio di Matsumoto: la Regina dei 1000 anni. Harlock comparirà in un episodio per salvare il giovane protagonista Tetsuro Hoshida dall'attacco di un cyborg. Anche la Star Blazer - conosciuta come la corazzata spaziale Yamato - comparirà in vari episodi di Galaxy Express.
Si conclude questo breve "giro della nave" di uno degli anime più controversi della storia segnalando che il nome della Arcadia, proviene dal film "Marianne de ma jeunesse" (Julien Duvivier - 1955). Un film che il maestro Matsumoto ha amato così tanto da ispirare un film, sempre su Harlock, dal titolo "L'arcadia della mia giovinezza", (Tomoharu Katsumata, 1982) distribuito in Italia sempre da Yamato Video.

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