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14 Dicembre 2006 - Intervista
"Casino Royale"
Intervista al protagonista Daniel Craig.
di Andrea D'Addio
L'eleganza di 007 Daniel Craig sceglie di mostrarcela ricevendoci in un doppiopetto grigio così aderente al torace che sotto pare che da un momento all'altro possa uscirne l'incredibile Hulk. Che sotto ci siano muscoli scolpiti lo abbiamo visto nel film, il paragone ci può stare. Sbarbato e ingelatinato al punto giusto, l'estenuante tour di interviste per l'Europa che gli tocca per la promozione di "Casinò Royale" non gli evita di sorriderci e fare un all' "ok, cominciamo pure" come se fosse la prima e non l'ennesima intervista di giornata. Speriamo allora di fare le domande giuste, essere banali sarebbe per lui una condanna.
| Leggi l'Intervista alla bond girl italiana Caterina Murino |
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Nonostante tu abbia già realizzato film importanti come Munich di Spielberg, Tomb Raider, The racket, e tanti altri, sei sempre stato capace di cambiare look e non essere riconoscibilissimo. Come stai vivendo questa svolta in termini di popolarità implicata dall'accettazione di questo nuovo, importante, ruolo?
Daniel Craig: In verità non la sto vivendo visto che sono sempre impegnato nella promozione del film e non ho modo di uscire per strada. E la cosa non mi pesa: sono una persona credo abbastanza timida, riservata,che ama i piccoli ambienti. E' stata una delle riflessioni che ho fatto quando mi hanno proposto il ruolo. Ho accettato perché penso che un attore in certi momenti della propria carriera debba assumersi dei rischi. Spero che quel che ne conseguirà sia una popolarità positiva.
Recentemente hai dichiarato che non si è un vero 007 se non si esce un poco ammaccati dalla realizzazione del film. Ed infatti durante il film hai avuto proprio dei contrattempi di natura fisica…
Daniel Craig: Si, però penso che sia stato normale. Nonostante gli stuntman e le tante accortezze, se fai dei film d'azione è normale che qualche piccolo incidente si verifichi. Tutte cose prevediili, dai muscoli contratti alle ferite ad un ginocchio o a una mano. Per fortuna nulla di grave o irreparabile, fa parte del gioco.
Ti piace più l'aspetto dinamico di Bond della prima parte o quello elegante al casinò nella seconda?
Daniel Craig: Entrambe allo stesso modo. La bellezza di un personaggio come 007 è la combinazione di entrambi gli elementi. E c'è da dire che questa è anche il merito principale del regista Martin Campbell che è riuscito a mixare al meglio entrambi gli aspetti senza mai che all'uno mancasse l'altro e viceversa.
Come è stato lavorare con lui che aveva già diretto un film di 007, Goldeneye nel 1995?
Daniel Craig: Bene, senza dubbio. Non mi ha mai fatto accenni al precedente 007. Abbiamo fatto delle scene d'azione di una portata che non si è mai vista prima, davvero bravo.
Questo è narrativamente il primo film di James Bond, per certi versi si può dire che si poteva reinventare il personaggio. Hai cercato di tenere a mente chi ti ha preceduto come Sean Connery, Roger Moore e Pierce Brosman o hai cercato un tuo percorso?
Daniel Craig: Ho visto tutti i vecchi Bond e ho cercato di comprendere e riprendere quanto e cosa aveva reso 007 così speciale. Sarebbe stato stupido non farlo. Certo però è che quello che si vede sull schermo sono io, è Daniel Craig che vive nelle vesti di 007 quelle reazioni, quegli avvenimenti, c'è quindi parte di me, c'è il mio modo di vedere il cinema e il personaggio.
Visto che ormai sei te James bond: come si fanno a conquistare con questa facilità le donne?
Daniel Craig: Penso che potrebbero passare migliaia di anni senza che né io né te possiamo capirlo. Davvero non lo sono le donne sono un mondo particolare.
Il tuo Bond getta anche le basi di quella misoginia che poi si troverà anche nei film narrativamente successivi…
Daniel Craig: Si, certo. E' la prima volta che Bond si innamora e questo perché a lui piacciono persone intriganti anche da un punto di vista intellettuale, come è Eva Green nel film. E' un rapporto che vibra, una specie di duello sempre intenso fatto di provocazioni e ammiccamenti, e che poi si trasforma logicamente in amore.
Come ti sei trovato a lavorare con un gruppo di attori italiani come Claudio Santamaria, Caterina Murino e soprattutto Giancarlo Giannini? E cosa ne pensi del Lago di Como?
Daniel Craig: I posti dove abbiamo girato sono stati fantastici e tutta la cornice del Lago di Como è stupenda. La presenza di questi attori italiani è a mio avviso una delle ragioni che mi avrebbero spinto a vedere comunque il film anche se io non ne avessi fatto parte. Tutti bravissimi, Giancarlo Giannini poi è un mostro sacro del cinema europeo e spero che sia presente anche nel prossimo episodio. Chissà…
E così con questa mezza anticipazione sul prossimo episodio di James bond, che comunque è solo in fase di scrittura, si conclude il nostro incontro con il primo 007 biondo della storia del cinema…

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