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24 Marzo 2009 - Conferenza
"I mostri oggi"
Intervista al regista e al cast.
di Federico Raponi
Gli attori Diego Abatantuono, Giorgio Panariello, Claudio Bisio, Sabrina Ferilli, Neri Marcorè, Angela Finocchiaro, il regista Enrico Oldoini, la sceneggiatrice Silvia Scola hanno presentato in conferenza stampa a Roma 'i Mostri oggi'.
Perchè avete ripreso alcuni episodi dei due film precedenti e non vi siete concentrati ancor di più sul nostro periodo?
Silvia Scola: ne avevamo scritti 25, poi c'è stata una scrematura. Gli omaggi ci sono sembrati un gesto da una parte doveroso, dall'altra però pericoloso. Nell'economia generale del film sono comunque minimi e i temi toccati mi sembrano più attuali. E poi ne sono stati notati molti di più rispetto a quanto noi volevamo, in realtà sono solo tre: 'il Malconcio', 'Padri e figli', sull'omosessualità, che è un tributo al precedente di Lando Buzzanca e Ugo Tognazzi, e 'Unico grande amore', calcistico, ma solo il finale con Vittorio Gassman che strilla allo stadio.
Enrico Oldoini: siamo stati attenti a non ricalcare troppo la cronaca, che si può facilmente vedere in continuazione in televisione. Nel realizzare l'episodio del funerale, 'Povero Ghigo', non ci è venuto in mente quello firmato da Ettore Scola, e in 'Razza superiore' la signora nobile in carrozzella non è un richiamo alla signora Ceccarelli, sono citazioni involontarie.
Chi sono i mostri oggi?
Diego Abatantuono: intanto lo sono stati gli autori dei due film precedenti, veri mostri di bravura. I loro erano personaggi più di fantasia, che però poi è stata superata dalla realtà. Per noi non bisognava esagerare situazioni che già di per sè sono esagerate, credo non sia difficile attingere dalla quotidianità.
Giorgio Panariello: durante la lavorazione mi sono accorto che i mostri sono persone all'apparenza insospettabili che si trasformano improvvisamente, lo sono dentro e da fuori non te ne accorgi.
Claudio Bisio: sono molti di più, anzi siamo anche noi, per alcuni versi. Il film guarda agli aspetti più grotteschi che drammatici dei difetti sociali. La realtà ne è piena, dal cappio agitato in Parlamento alle dichiarazioni sull'omosessualità considerata come malattia. 'Il Malconcio' è un omaggio ad un episodio de 'i Nuovi mostri', hanno lo stesso titolo, ed il nostro rappresenta quasi un'evoluzione dell'altro, che era sugli ospedali che non accolgono un paziente.
Sabrina Ferilli: io adoro il cinema, perché mette in scena il mondo in cui viviamo e ce lo fa capire.
Neri Marcorè: sarebbe anche facile rispondere… (richiamando, con la voce, la sua celebre imitazione dell'onorevole Gasparri, ndr).
Angela Finocchiaro: dal 1963 (l'anno de 'i Mostri', ndr), delle cose sono rimaste molto simili, gli italiani saccheggiano la vita, più che scoprirla. Questo dimostra limitatezza e ignoranza cosmica. Allora si inseguiva il boom economico, oggi la tecnologia, ma rimaniamo sempre al palo, non ci sentiamo una nazione. Il lamentarci ci fa sentire intelligenti, e non parte di un organismo più ampio.
Non avete avuto il timore di essere scavalcati dalla realtà?
Enrico Oldoini: ripeto, ci siamo preoccupati tanto di non imitare la cronaca, che diventa vecchia in fretta. I nostri sono personaggi enfatizzati, portati all'estremo per ottenere l'effetto comico.
Quale caratteristica dei personaggi vi fa orrore?
Giorgio Panariello: mi è rimasto impresso il portiere che dice al figlio: "fà quel che vuoi, ma non nel mio condominio". E' un orrore tipico italiano.
Diego Abatantuono: i personaggi, come quello del funerale, sono molto credibili, in giro si vedono. Nei due film precedenti erano di fantasia, oggi invece essere cinici è una realtà, mentre prima sembrava pazzesco. Col personaggio del prete ci sarei andato giù anche più pesante, ma chissà dove saremmo finiti.
Sabrina Ferilli: io non sopporto l'opportunismo, che però i miei tre personaggi non hanno. Nell'episodio dei camerieri la loro è una cultura indotta, un'idea, un ambiente di ricchezza che li appaga, ed è una storia più struggente che mostruosa.
Claudio Bisio: la battuta più sintetica la fà Sabrina nel nostro episodio: "viviamo proprio in un mondo di mostri". Ognuno vede la mostruosità negli altri, ma chi li definisce così è il più mostro.
Neri Marcorè: sono arrivato in ritardo perché ero ad ampliare la casa del 20%... Il tratto comune di noi italiani è credere che il modo migliore per risolvere i problemi sia non affrontarli, rimuoverli non pensandoci, mettendoci altro sopra. Senza capire che così però peggioreranno. C'è uno scollamento, vediamo le cose come le vorremmo, con una lente deformata.
Le polemiche di Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman (il primo ha sostenuto che insieme avevano, da tempo, un analogo progetto) prima dell'uscita del film?
Enrico Oldoini: Alessandro mi ha chiesto di citarlo in conferenza stampa perché si dissocia da quanto detto da Tognazzi. Noi Gianmarco lo avevamo richiesto per un episodio nel film, lui ha rifiutato perché voleva il suo nome sopra il titolo.
Diego Abatantuono: non credo che Gianmarco sia così, si è creato un polverone e sarebbe stato facile risolverlo.
Silvia Scola: Gianmarco ha in mente il progetto da più di 10 anni. Quando siamo stati chiamati dai produttori per la sceneggiatura, siamo stati definiti eredi e ci siamo messi a lavorare con sconsideratezza ed umiltà. Mi dispiace della polemica, non so quanto reale o gonfiata sia.
Il suo ruolo è anche drammatico. Ha pensato di lavorare in questa direzione, in futuro?
Giorgio Panariello: il dramma è alla base della comicità, basta pensare a Fantozzi. Una parte di me vorrebbe, ma per ora prevale la parte comica. Comunque mi piace il contrasto tra la risata e la commozione, e penso che questo valga per tutti gli attori.
Neri Marcorè: non ha più senso dividere le due parti, anche se noi attori tendiamo ancora a farlo. I tempi drammatici sono gli stessi di quelli comici, e Panariello a teatro mi ha fatto venire i brividi. Negli Stati Uniti gli attori passano da una parte all'altra senza che il pubblico si chieda perché. Da noi ci vorrebbe più coraggio, magari da parte di chi affida i ruoli.
I mostri, nel film, sono quasi tutti uomini. E' una loro caratteristica?
Angela Finocchiaro: per me no. Io penso di averla parecchio. Tra uomini e donne, però, è completamente differente: ad esempio, l'amore di madre e la proprietà sul figlio.
Sabrina Ferilli: appartiene a tutti, forse quella dei maschi si vede di più anche perché occupano più ruoli. Ma la bassezza è umana.
Enrico Oldoini: è anche vero che nei due film precedenti mostri femminili non ce n'erano.
Silvia Scola: finalmente le donne sono assurte alla mostruosità. La rivoluzione femminista c'è stata, ma purtroppo in peggio.
Si vedono Roma, Napoli, Milano: i mostri sono nelle grandi città?
Enrico Oldoini: abbiamo girato a Milano perché Bisio era impegnato lì a teatro. Avrei voluto spostarmi in ogni regione, ma non è stato possibile.

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