23 Aprile 2008 - Intervista esclusiva
"Iron Man"
Intervista esclusiva al regista Jon Favreau.
di Andrea D'Addio, con la collaborazione di Eleonora Cerciello

Per accattivarmi un po' il sorriso e la benevolenza di Jon Favreau, regista di Iron man, mi presento davanti a lui con la T-Shirt di Zathura (il "quasi" sequel di Jumanji per intenderci). Lui la guarda e, mentre carinamente prima mi chiede se desidero dell'acqua (offerta che, senza fare troppo i complimenti, non rifiuto) e poi mi riempie il bicchiere, si lascia scappare un pizzico di rammarico a proposito del suo precedente film "Purtroppo Zathura negli Stati Uniti non ha riscosso molto successo e se ne sono dimenticati tutti quasi subito". Gli assicuro che a me è piaciuto, e la maglietta ne è la dimostrazione, ma per non lasciarlo avvolgere da un velo di malinconia parto subito con le domande (e mi dimentico del bicchiere d'acqua che rimarrà pieno fino a fine intervista)

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Come attore hai preso parte ad un altro film tratto dai fumetti, "Daredevil". Quanto ti ha aiutato quell'esperienza per la realizzazione di IronMan?
Jon Favreau: Molto, senza dubbio. All'epoca incontrai molte persone che lavoravano per conto della Marvel e ho sperimentato quanto possa essere divertente e stimolante lavorare su un personaggio tratto da un fumetto.E' stato bello vedere il film prendere vita pian piano assieme a tutto lo staff e cogliere tutte le differenze fra la sceneggiatura ed il fumetto; inoltre, c'erano degli effetti speciali davvero pazzeschi.

Pensi che in un possibile sequel di IronMan la storia potrebbe essere più collegata a quella sorta di pessimismo che domina sempre più la quotidianità e, di riflesso, anche tanti blockbusters?
Jon Favreau: Sì, penso di sì. Sono dell'idea che una delle più grandi potenzialità del mondo del cinema sia quello di far luce sui problemi politici e sociali di una data epoca. Sicuramente, sulle pagine del fumetto è maggiormente sentito il tema della guerra fredda; sta di fatto che ogni periodo vuole il suo supereroe, perché la gente ha bisogno di un modello di riferimento. Attualmente, il tema della guerra è molto vicino alla nostra nazione ed Iron Man rende un'immagine molto nitida dell'America, del suo lato tecnologico e militare, il che è molto affascinante ma anche un po' inquietante.

L'invasione nei cinema di film sui supereroi è secondo te una conseguenza di effetti speciali sempre più sviluppati che rendono verosimili scene e personaggi prima irrealizzabili o c'è anche, e soprattutto, un sentimento di insicurezza nell'America contemporanea che si rifletta in un esigenza di persone con poteri straordinari?
Jon Favreau: Sicuramente, negli Stati Uniti le cose sono cambiate dopo l'Undici Settembre. Le scene in cui i palazzi esplodevano o andavano a fuoco e quelle in cui New York veniva distrutta sono state molto toccanti e mi sono sentito un po' perplesso, nonché in difficoltà nel riproporle poi sul grande schermo, anche se all'interno di scene di finzione. Il mondo che viviamo è molto complicato ed è proprio da questa difficoltà di vivere la quotidianità che nasce l'esigenza di creare un supereroe che venga preso come modello da tutti, perchè in grado di risolvere qualsiasi problema in modo semplice.

Crede che ci sia il rischio che qualcuno possa pensare ad Ironman come ad un guerrafondaio?
Jon Favreau: Nella prima parte del film sì, abbiamo cercato di creare un personaggio che inizialmente fosse egoista, totalmente disinteressato dai problemi seri e, quindi, insensibile alle conseguenze di ciò che il suo lavoro gli chiedeva di fare. Quando poi viene catturato e vede con i suoi occhi quali siano gli effetti del suo operato, l'intelligenza gli suggerisce il modo di liberarsi mentre il buon senso gli permette di avere una sorta di trasformazione spirituale, in conseguenza della quale decide di dedicare la sua vita agli altri. Nel film, il protagonista sperimenta due modi diversi di essere al servizio della comunità; e' interessante vedere come Tony guadagni man mano il consenso delle persone.

Robert Downey Jr si è rivelata una scelta perfetta in questo senso..
Jon Favreau: Robert Downey Jr. è riuscito a dare vita ad un personaggio antipatico, ma in modo abbastanza leggero. E' una persona divertente e ha un cuore davvero grande. E' piacevole guardarlo sul set, perché riesce ad essere allo stesso tempo diligente ed imprevedibile.

Cosa pensi dei film indipendenti americani? Ne hai fatti come attore prima di dedicarti alla regia…
Jon Favreau: E' un modo meraviglioso di fare cinema perché si ribella e combatte il sistema. La mia generazione è cresciuta con i film indipendenti, quando indipendente voleva dire Coppola, Scorsese, Cimino e tanti altri. Ora i grandi film sono solo le pellicole colossali ed esose, come quelle di Spielberg, capaci di godere di grande pubblicità. I film indipendenti continuano ad essere ancora per un pubblico di nicchia perché fondamentalmente non hanno intorno un grande giro di denaro. Bisognerebbe badare più al fatto che un film possa essere qualitativamente buono o cattivo, piuttosto che agli effetti speciali o ad un cast importante. Un buon regista deve preoccuparsi molto di più della storia e dei personaggi, piuttosto che dell'azione.

Escludendo Iron Man, qual è il suo film preferito sui supereroi?
Jon Favreau: Ricordo che da ragazzo Superman ebbe su di me un impatto notevole. Adesso che il cinema è il mio lavoro, devo necessariamente guardare con occhio diverso ciò che gli altri registi producono e sono molto più attento agli aspetti tecnici, come la scelta del cast o il rispetto dei tempi. In tal senso, ho apprezzato X-men e la trilogia di Spider-man, nonché il Batman di Nolan.

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