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Jerry Lewis - The fun pack

Jerry Lewis - The fun pack

Jerry Lewis - The fun pack


di Francesco Lomuscio29 dicembre 201714:01



Jerry Lewis - The fun pack

Scomparso a Las Vegas il 20 Agosto 2017, all'età di novantuno anni, è stato, senza alcun dubbio, uno dei più grandi talenti comici sfornati dalla Settima arte del XX secolo. All'anagrafe Joseph Levitch, Jerry Lewis ha iniziato la sua carriera sul grande schermo nel 1949, anno in cui fu nel cast de "La mia amica Irma" di George Marshall, affiancato dal Dean Martin insieme al quale formò un sodalizio artistico di successo grazie all'evidente contrasto generato dalle due figure davanti all'obiettivo della macchina da presa. Perché, se Martin si mostrava affascinante e sicuro di sé, Lewis forniva la giusta controparte a base di tic e maniere impacciate e scoordinate, facendo coppia per ben sedici lungometraggi, fino a "Hollywood o morte!", diretto nel 1956 da Frank Tashlin. Paramount gli rende omaggio racchiudendo nel cofanetto dvd da collezione "Jerry Lewis - The fun pack" nove titoli appartenenti alla sua filmografia successiva alla separazione da Martin, nonché precedente alla metà degli anni Sessanta.

Il delinquente delicato (1957)
Coinvolto in una rissa tra bande, il giovane pasticcione Sidney Pythias viene scambiato per uno dei membri delle due ed incoraggiato a sottoporsi ad una totale trasformazione: da teppista di strada a poliziotto.
E, ovviamente, sotto la regia di Don McGuire è Lewis a vestire i panni di Sidney, il quale, tra equivoci e consuete imprese da imbranato, non solo si mostra deciso a fuggire dalla scuola di addestramento, ma fa anche conoscenza con l'assistente sociale Martha Henshaw, interpretata da Martha Hyer.
Nel corso di oltre un'ora e mezza di visione in bianco e nero mirata chiaramente a fornire una rilettura buffa dei film incentrati sulla delinquenza giovanile degli anni Cinquanta, compreso il contemporaneo "Il delinquente del rock'n'roll" con Elvis Presley. Con il trailer nella sezione extra.

Il balio asciutto (1958)
Lewis interpreta il goffo riparatore di televisori Clayton Poole, il quale, nel momento in cui il proprio amore d'infanzia Carla Naples alias Marilyn Maxwell diventa attrice a Hollywood e si ritrova vedova, incinta e scritturata come protagonista de "La vergine bianca del Nilo", si vede affidare i suoi tre neonati per far sì che li accudisca mantenendoli felici, sani e nascosti.
Quindi, con la cantante Connie Stevens inclusa nel cast e Ida Moore nel ruolo dell'anziana Bessie che fa in maniera esilarante uso di qualsiasi cosa venga pubblicizzata in tv, si comincia con una gag a base di antenna e che arriva disastrosamente a tirare in ballo perfino un idrante, per poi sguazzare tra pannolini da cambiare, ninnananne stonate e un guanto usato come biberon multiplo.
Mentre, sotto la regia di Frank Tashlin, appare evidente come il protagonista abbia influenzato nella mimica il nostro Adriano Celentano e, chiaramente, non manca il tipico sketch in cui si pone dietro lo schermo di una televisione fingendo di trovarsi all'interno di una trasmissione.

l ponticello sul fiume dei guai (1958)
Il titolo italiano sbeffeggia chiaramente quello de "Il ponte sul fiume Kwai", ma il plot, in realtà, ha ben poco a che vedere con il classico bellico di David Lean.
È ancora Tashlin, infatti, a dirigere un Lewis illusionista che, incaricato di sbalordire con i propri numeri di magia durante un tour di spettacoli organizzati per l'Esercito americano in Giappone e Corea, arriva a tirare fuori dal guscio di tristezza un piccolo orfano nipponico, ricordando in un certo senso una situazione analoga vissuta diversi decenni dopo dal golden boy tricolore Checco Zalone in "Sole a catinelle".
Quindi, sebbene non manchino imbarazzanti equivoci e gag con l'assistente coniglietto a spasso per l'aereo e con un mastodontico giocatore di baseball, trova spazio anche il tenero rapporto tra l'uomo e il bambino nel corso della oltre ora e mezza di visione che, probabilmente, risente del chapliniano "Il monello".




Ragazzo tuttofare (1960)
Scontri con clienti poco gentili, scambi di chiavi e di telefonate delle camere sono alcuni dei disastri creati da Stanley, "muto" fattorino pasticcione dell'Hotel Fontainebleau di Miami Beach, in Florida.
Lo Stanley che ispirò negli anni Novanta il personaggio di Tim Roth in "Four rooms" e che, ovviamente, è Lewis ad incarnare nel corso della neppure ora e dieci di visione in bianco e nero che segnò il suo debutto dietro la macchina da presa.
Un debutto che, con Bill Richmond coinvolto in brevi apparizioni nei panni del mitico Stan Laurel (da sempre dichiarato punto di riferimento di Lewis), intende omaggiare le comiche in voga quando il cinema non era ancora sonoro.
Non a caso, al di là del trailer, degli errori e del commento audio di Lewis e del cantante e attore Steve Lawrence, è anche la risposta del protagonista e regista ad una lettera di Laurel ad essere inclusa nei contenuti speciali del disco; insieme a quattro spot, tre scene eliminate e il tour dell'epoca in pullman - con commento audio di Chris Lewis, figlio di Jerry - per promuovere il film.

Il Cenerentolo (1960)
Frank Tashlin torna alla regia e, come il titolo lascia intuire, si occupa di un esilarante adattamento al maschile della popolare fiaba di Cenerentola.
Quindi, forte della consueta voce di Carlo Romano nell'edizione italiana, Lewis è, ovviamente, Cenerentolo, ragazzo faticatore e onesto bistrattato dalla matrigna e dai suoi maleducati fratellastri, ovvero, Judith Anderson, Robert Hutton e il sinatriano Henry Silva in seguito riciclatosi nella celluloide di genere tricolore, da "Milano odia: La polizia non può sparare" di Umberto Lenzi a "Cyborg - Il guerriero d'acciaio" di Giannetto De Rossi.
E, proprio come nella citata fiaba, non manca di essere trasformato in un affascinante scapolo da un Padrino Fatato in possesso delle fattezze di Ed Wynn, per poi cercare di conquistare la mano di una principessa cui concede anima e corpo Anna Maria Alberghetti.
Sebbene, in realtà, in mezzo a mitiche sequenze come quella del ballo con il protagonista che scende una scalinata a tempo di musica o il momento del pranzo in cui s'improvvisa sia ospite che cameriere, le gag vengano poste in secondo piano per concedere maggiore importanza alla forma e alla sfarzosità delle immagini.
Con una sezione di errori divisa in cinque parti e commento di Lewis e Steve Lawrence a fare da extra nel disco.

L'idolo delle donne (1961)
Lewis è stavolta Herbert H. Heebert, il quale, depresso in quanto piantato in asso dalla fidanzata, prima decide di rinunciare ai coinvolgimenti sentimentali per iniziare a vivere come uno scapolo impenitente, poi trova lavoro a Hollywood in una pensione caratterizzata da una particolarità: vi alloggiano soltanto donne.
Una situazione che basta da sola a lasciar immaginare cosa possa accadere al nuovo assunto dal momento in cui, promosso da ragazzo tuttofare ad idolo delle fanciulle del posto, diventa anche il loro idolo.
E, con George Raft coinvolto nel ruolo di se stesso ed una esilarante gag riguardante il cappello di un gangster, non sono momenti ballati e altri cantati a risultare assenti nel corso del secondo lungometraggio diretto dall'indimenticabile Jerry.
Con una ricca sezione extra che, al di là del commento audio del regista/protagonista e di Steve Lawrence e di un breve filmato velocizzato riguardante la realizzazione della scenografia, include l'annuncio della MDA Pubblico Servizio, le prove del balletto, i provini degli attori Pat Stanley e Sylvia Lewis, due scene eliminate ed altrettante di prova.




Le folli notti del dottor Jerryll (1963)
È nuovamente lo stesso Lewis a trovarsi dietro la macchina da presa per questa divertente rilettura-parodia del mito stevensoniano del dottor Jekyll e Mr Hyde, nella quale veste i panni di un timido e miope professore di chimica che, ignorato dalle donne e ridicolizzato dai suoi studenti e dagli altri professori, inventa una pozione capace di trasformarlo in un suo suadente e bellissimo doppio.
Un doppio che si rifà chiaramente alle movenze dell'ex collega di set Dean Martin, lasciando intuire l'intenzione di generare lo stesso contrasto comico che fu della coppia facendo qui ricorso, però, ad un unico attore.
E, tra innamoramento da parte di una studentessa in agguato e immancabili passi da ballerino, sono sicuramente i momenti in cui il bello torna brutto mutando la propria voce durante le cantate a rappresentare il principale ingrediente strappa-risate di un classico che, rivisitato nel 1996 da Tom Shadyac nel suo "Il professore matto" con Eddie Murphy, intende ribadire l'importanza dell'avere stima verso se stessi.
Il trailer, cinque scene eliminate, quattordici errori, un provino, una sequenza inedita, quindici minuti di documentario sul film, trenta di sguardo al lavoro di Lewis e lo stesso al museo delle cere Movieland con commento del figlio Chris Lewis arricchiscono ulteriormente il disco nella sezione extra... insieme al commento audio del regista/protagonista e di Steve Lawrence.

Pazzi, pupe e pillole (1964)
Il trailer e quattro scene tagliate costituiscono la sezione riservata ai contenuti speciali del disco che propone l'ultima collaborazione tra il regista Frank Tashlin e il mitico Jerry, qui nelle vesti del Jerome Littlefield che, troppo sensibile per poter intraprendere la carriera di dottore come desidererebbe, si accontenta di svolgere il lavoro di tuttofare presso il Sanatorio Whitestone.
E, chiaramente, i suoi tentativi di dare una mano ai pazienti o a chiunque altro capiti sul suo cammino non si rivelano altro che l'azzeccato pretesto per poter dare il via alla sequela di tanto disastrose quanto divertenti imprese che, comprendenti perfino un folle inseguimento in ambulanza, provvedono a scandire il ritmo indiavolato di un'operazione rientrante, senza alcun dubbio, tra le più simpatiche che videro protagonista il re della risata originario del New Jersey.

I sette magnifici Jerry (1965)
Donna Butterworth interpreta una ricca bambina di soli nove anni che, rimasta improvvisamente orfana, si trova a dover scegliere un tutore tra i suoi sei zii: un clown, un vecchio capitano di battello, un pilota d'aereo, un gangster, un grottesco fotografo e un detective privato, dei quali soltanto uno genuinamente sincero e non interessato in maniera esclusiva alla ingente eredità di trenta milioni di dollari della piccola.
Sei zii che, come pure l'autista di famiglia, possiedono tutti le fattezze di un Lewis che - qui anche regista - si prodiga in una poliedrica performance degna del miglior Peter Sellers sfoderando una serie di maschere al servizio di una scatenata commedia non priva, comunque, di sentimentalismo di fondo.
E, a proposito di maschere, è proprio una gag che ne riguarda una rimossa dal viso a rivelarsi tra le più divertenti dell'operazione, accompagnata nella sezione extra da trailer, due clip di errori, un test video con la Butterworth e commento audio di Steve Lawrence e dell'immenso Jerry.

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