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21 Settembre 2011 - Conferenza
"La pelle che abito"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

Affiancato dai due attori protagonisti Antonio Banderas ed Elena Anaya, il regista Pedro Almodóvar ha incontrato a Roma la stampa per presentare la sua ultima fatica: il thriller "La pelle che abito".

Signor Almodóvar, a volte, come autore, non pensa di essere un po' troppo a briglia sciolta?
Pedro Almodóvar: Sebbene possa sembrare che io accumuli potere e comandi tutto, non mi sento un essere onnipotente e mi sottopongo alle regole del Deseo, la casa di produzione. L'ambito in cui io decido è quello relativo al tono del film e della storia da raccontare, quindi dell'aspetto visivo, della musica e anche dello spagnolo che voglio sentire, perché ce ne sono diversi tipi, ma non rispetto il genere. Sono il responsabile della narrazione.

Una delle caratteristiche del suo stile è rappresentata dall'eccesso, spesso, però, sfruttato per trasmettere poesia. In questo caso, invece, sembra volto esclusivamente al gelo, alla ripugnanza…
Pedro Almodóvar: Il film parla di un enorme abuso di potere, quindi bisogna muoversi sugli estremi, altrimenti non si parlerebbe più di abuso. Ogni volta che mi muovo in questo territorio, cerco un tono che, più che freddo, definirei austero e sobrio, anche nel tentativo di non scadere nello splatter e nel gore. Se avessi fatto ricorso ad effetti sanguinolenti, il risultato sarebbe stato insostenibile; poi, nel film, oltre all'abuso di potere c'è questo enorme istinto di sopravvivenza del personaggio interpretato da Elena. Principalmente, il tema che m'interessava trattare era l'identità, perché, nonostante i notevoli progressi fatti dalla scienza, essa non riesce ad entrare nell'identità dell'individuo.

Gli attori cosa ci raccontano di questa esperienza?
Elena Anaya: In realtà, è stata la parte di un sogno tornare a lavorare con Pedro dopo "Parla con lei", ma, quando mi ha contattata per offrirmi un personaggio così complesso e coraggioso, mi sono resa conto che era una grande sfida. Quindi, lo considererei un regalo, un'esperienza estremamente gratificante e di cui vado orgogliosa.
Antonio Banderas: Senza dubbio, girare sei film con Pedro è stato uno dei regali che mi ha fatto la vita e, tra l'altro, con lui ho girato tutte cose meravigliose. Pedro è uno che non sta alle regole del gioco, rischia e continua a farlo; quando ci sono tornato a lavorare mi sono accorto che continuava ad esplorare, è un creativo.

E quanto è cambiato rispetto ad allora?
Antonio Banderas: In realtà, dal punto di vista personale non è che non ci siamo più visti, abbiamo continuato ad avere rapporti. L'ho visto cambiato nell'ambito professionale, è minimalista nella forma, più pulito dal punto di vista personale e più serio e profondo nei contenuti. Se mi chiedete un'opinione sul suo lavoro, capisco che "Volver" e "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" possono piacere al grande pubblico, ma in altri film come "La legge del desiderio" o "Légami" si sporca le mani e la sua grandezza sta nel creare questa nuova forma più ampia.

Parliamo della chirurgia plastica, visto che è l'argomento cardine del film…
Antonio Banderas: Riguardo alla chirurgia plastica presente nel film, quello che mi interessa è la sottile linea che divide il mio personaggio tra il mostro e l'artista. Infatti, io credo che il mio personaggio non sia innamorato di quello interpretato da Elena, ma di ciò che ha creato. Credo ci sia una metafora artistica in tutto questo, mi chiedevo se Leonardo Da Vinci sarebbe mai andato a letto con la Gioconda (ride).
Pedro Almodóvar: In Spagna si dice che il viso è lo specchio dell'anima, ma ora non si può più dire perché la chirurgia plastica può modificare un viso nel bene e nel male, anche nel colore della pelle. Mi sono basato sul percorso di un brillante chirurgo spagnolo passato dalla chirurgia plastica ai trapianti di volto, di cui la Spagna è pioniera. Sul suo percorso è basato anche il personaggio interpretato da Antonio.

Tra i punti di riferimento di questo film, c'è forse "Un borghese piccolo piccolo"?
Pedro Almodóvar: Conosco il titolo del film di Monicelli, ma non credo di averlo mai visto. Quanto ai riferimenti ad altri film, li ho fatti a posteriori: nel momento delle riprese ho detto che avrei preso la mia strada e che l'avrei scoperta giorno per giorno; ovviamente, poi, su questa strada mi sono imbattuto in qualche fantasma dell'iconografia del cinema, da "Frankenstein" ad Alfred Hitchcock, fino a "Occhi senza volto" di Franju.
Elena Anaya: Dopo mesi di rodaggio del film c'è stato un momento in cui Pedro mi ha detto "C'è un momento nella vita dell'attore in cui deve percorrere un corridoio da solo per affrontare il mondo reale; in fondo a quel corridoio ci sono io". Per me è stata un'esperienza straordinaria e il mio personaggio, che era molto complesso, alla fine è diventato piuttosto semplice.
Antonio Banderas: Io ho girato molti film con registi diversi, ma mi lancio nel vuoto solo con Pedro. Per me questo film è stato una novità perché vi ho trovato un registro nuovo, un territorio nuovo, e l'ho fatto con Pedro dopo ventuno anni.

Tornando alla chirurgia estetica, ha cambiato molti volti del cinema…
Pedro Almodóvar: Il film trascende l'elemento estetico della chirurgia estetica per parlare del futuro dell'umanità, quindi, essa non esiterà ad usare la transgenesi per creare esseri più perfetti di quello che oggi siamo. Tutto ciò che Antonio dice nel film sulla transgenesi è assolutamente vero e, ovviamente, essa riguarda tutti i tessuti, anche animali, poi, però, arriva la bioetica a chiudere le porte a questo tipo di lavoro. Io credo che entro la fine di questo secolo l'umanità cambierà, non so quale sarà il suo nuovo nome ma cambierà; tutta la cultura relativa alla religione e alla creazione divina entrerà in concorrenza con la creazione umana. Poi, certo, se io dovessi fare un film in costume chiederei all'attrice di presentarsi con un naso accettabile per quell'epoca, non tipico del XXI secolo, ma, visto che faccio film contemporanei, può venire chiunque a lavorare con me (ride).

Concludiamo parlando dei progetti futuri.
Pedro Almodóvar: Ne ho tantissimi, perché io sviluppo contemporaneamente cinque o sei storie nel corso di diversi anni, poi, quando è il momento di scegliere, prendo quelle maggiormente sviluppate. Comunque, ho ora due storie per le mani, ma sono estremamente mediatiche, quindi preferirei parlarne più in là. In ogni caso, visto che un po' di gente mi ferma per strada e mi chiede di tornare a fare una commedia, una delle due credo che lo sarà.

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