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18 Ottobre 2006 - Conferenza stampa
"La sconosciuta"
Intervista al regista e al cast.
di Diego Altobelli


L'emozione di ritrovarsi davanti due tra i più grandi autori di Cinema dei nostri tempi, Giuseppe Tornatore e Ennio Morricone, accompagnati da attori come Michele Placido e Claudia Gerini è indescrivibile. Nella loro presenza, alla conferenza stampa de "La sconosciuta", si è riscoperto un po' del piacere del vivere il Cinema Italiano. Una sensazione composta che ha ridato un po' di quel calore, di quella fiducia, che nel nostro cinema si è andata perdendo. Prima ancora di realizzare un bel film e di riunire un cast d'eccezione, tra cui anche Alessandro Haber e Margherita Buy, Tornatore è riuscito sicuramente in questo: dare uno schiaffo morale a chi non crede più che in Italia si possa realizzare un film d'autore e di genere, e a chi comunque, anche davanti a una grande opera, storce il naso perché "italiana".

C'è un'aria Hitchcokckiani, come è riuscito a dare questo senso di alienazione nel film?
Giuseppe Tornatore: Il film doveva essere ambientato in una città immaginaria. Non aveva una vera connotazione fisica, sentivo il bisogno di farla apparire priva di identificazioni… Eppure una città doveva essere scelta, questo anche perché ambientare la storia in un teatro, ricostruire tutto in un teatro era sbagliato, sentivamo che non era ciò che si voleva per il film… Così mi sono divertito a re-inventare la città stessa: Trieste, una città lontana, ma ancora italiana. Collegavo luoghi distanti tra loro attraverso il montaggio: così dietro un angolo non c'era la strada che c'è nella realtà. Ho trasfigurato la realtà.

Il film è molto sviscerale, come nasce questo film? E poi il cast, come lo ha scelto?
Giuseppe Tornatore: Sì, in effetti nasce da un articolo di cronaca di molti anni fa. In realtà molto per caso, mi ero limitato a ritagliare un articolo di giornale come spesso accade per i registi o gli scrittori… In effetti mi sono ispirato alla storia di questa donna che vendeva i figli su ordinazione, ma poi l'idea si è evoluta e gli ho dato connotazioni più intime, in qualche modo diverse. Non credo che sia un film di denuncia, al giorno d'oggi non ha molto senso con i mezzi di comunicazione che abbiamo, credo che semplicemente mi sono ispirato a un fatto di cronaca e basta. Per quanto riguarda il cast, beh anche lì la cosa è stata semplice: volevo degli attori che rispecchiassero molto i caratteri dei personaggi… il resto è venuto da sé.

Due domande: a Michele Placido, come si è trovato con Tornatore? Ksenia Rappoport, come si è avvicinata al suo personaggio?
Michele Placido: Beh, Tornatore è uno dei registi più grandi del cinema italiano. Io nemmeno lessi tutta la sceneggiatura… Per me è stata una grande emozione ovviamente.
Ksenia Rappoport: Per me è stata una grande emozione e una grande occasione lavorare con Tornatore. Mi arrivò la sceneggiatura in italiano e io nemmeno potei leggerla perché all'epoca ancor non conoscevo l'italiano. Sapevo solo che volevo lavorare con Giuseppe. Certamente in Ucraina la prostituzione, e storie su questo tema sono molte e mi è capitato di sentirne di terribili. Ovviamente mi sono ispirata anche a quelle per il mio personaggio.

Un film duro e violento, molto diverso dai suoi ultimi, a cosa si è ispirato, cronaca a parte?
Giuseppe Tornatore: A dire il vero non credo che ci sia una vera ispirazione. Sì, il film è molto violento, ma anche il mio primo film, "Il camorrista", lo era… Ho sentito persona che vedendo il mio film si rifacevano a Tarantino, io non credo. E in ogni caso non me ne sono reso conto… Non so perché in questo film si sia data tanta importanza a questi "richiami" o "rimandi"… No, poi è ovvio che quando un film viene realizzato il regista si rifaccia ad alcune cose, ma è del tutto naturale. E in questo caso non è voluto.

Perché vuole salvare la società di oggi? Perché dare questa "carezza" finale, non sarebbe stato meglio terminare l'opera con la stessa crudezza che l'ha caratterizzata fin dai primi minuti?
Giuseppe Tornatore: Beh, io non ho proceduto in base a cosa era meglio fare o non fare per la società di oggi… Non è stata questa la strada. Ho semplicemente scritto un finale che per quello che volevo dire mi sembrava la giusta conclusione. Nono credo affatto che ci sia una "carezza" finale… o comunque non così eclatante o forzata.

Volevo parlare delle musiche, come è riuscito a infondere tanta atmosfera, quale è stato il procedimento?
Ennio Morricone: Sono sempre stato molto preoccupato del rapporto tra la musica e i registi… Questo perché è un elemento poco controllabile, come invece possono essere i costumi, le scenografie o altro. E' un problema di sempre. In questo caso ho proceduto con un sistema diverso dal solito. Sono partito da una registrazione iniziale, due a dire il vero, che sono poi i temi principali del film. Da lì sono passato a una terza, normale, costruita assemblando le due e creandone di nuove su mio gusto, guardando il film. Infine ho dato a Tornatore la seconda stesura, libera. Lui aveva la possibilità di rimontare le musiche a suo piacimento e a suo gusto per quel che secondo la sua ottica serviva nel film.

C'è un riferimento alla letteratura russa nel film?
Giuseppe Tornatore: Certamente c'è la stessa importanza data ai personaggi. Ma credo che questo sia grazie alla personalità di Ksenia Rappoport, un'attrice bravissima, che ha avuto la forza di trarre le fila della vita del suo personaggio. E' stato un film da grande suggestione, anche grazie a lei e al resto del cast.

Il film inoltre scopre due autentici talenti: la prima è la protagonista Ksenia Rappoport, che nel film trasmette una forza emotiva rara e incantevole; la seconda la piccola Clara Dossena, una bambina dall'incredibile intelligenza ed espressività emotiva. Con le musiche del Maestro Morricone il film, infine, si eleva, esattamente come accade alla protagonista del film, al di sopra di tutto, con un ideale di speranza per quel Cinema che andiamo ancora cercando.

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