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25 Settembre 2012 - Intervista
"Le belve"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

Decisamente inimmaginabile il fatto che lei fosse molto amica di Valeria Golino, della quale osserva divertita: "Lei e Riccardo Scamarcio sembrano due fratelli gemelli". Stiamo parlando della bellissima, sensuale messicana Salma Hayek, ovvero colei che, senza dubbio, fece passare molte notti insonni a tanti adolescenti (e non solo) grazie ai suoi poco vestiti personaggi interpretati negli anni Novanta per Robert Rodriguez; dalla Carolina di "Desperado" alla Santanico Pandemonium di "Dal tramonto all'alba". Un vero e proprio sex symbol che, però, ha saputo costruire la propria carriera basandola non solo sulla bellezza, come testimoniano anche la candidatura all'Oscar ottenuta per il ruolo ricoperto in "Frida" e l'apertura di una sua casa di produzione, tramite la quale sta cercando di finanziare una pellicola d'animazione tratta dal libro "The prophet" di Kahil Gibran. In occasione dell'uscita cinematografica italiana de "Le belve", violenta storia di traffico di droga e rapimenti che, trasposizione di un romanzo di Don Winslow, la vede impegnata - al fianco di John Travolta e Benicio Del Toro - ad incarnare la spietata Elena, l'abbiamo incontrata a Roma insieme al regista Oliver Stone; autore, tra l'altro, di "Platoon" e "Ogni maledetta domenica".

Come è andata la preparazione con gli altri attori?
Salma Hayek: Sono rimasta molto colpita dalla generosità di Oliver, lui, a differenza della maggior parte dei registi, voleva che noi contribuissimo ai nostri personaggi e, addirittura, che improvvisassimo un po'. Faceva tesoro dei miei dialoghi che improvvisavo, mi riprendeva. Di solito, poi, durante la lavorazione di un film non avviene di lavorare e sperimentare insieme agli altri attori sulla sceneggiatura.

A proposito di preparazione, tra pre-produzione, lavorazione e post-produzione, quale delle tre fasi preferisce Oliver Stone?
Oliver Stone: Non credo di poter avere una scelta, si tratta di un processo, sarebbe come chiedermi se preferisco la prima, la seconda o la terza elementare, sono tre tappe obbligatorie. Comunque, per me ogni film è stata una guerra, in un certo senso.

In una recente intervista, Salma Hayek ha dichiarato di aver perso un po' la voglia di fare l'attrice...
Salma Hayek: Io faccio questo lavoro da tanti anni e questo personaggio di Elena l'ho trovato interessante. Dopo la mia candidatura all'Oscar, ho interpretato altri due film, ma nessuno li ha visti; poi, ho anche altre cose da seguire, dalla mia famiglia alla mia casa di produzione. Diciamo che non mi sono stati offerti ruoli talmente interessanti da farmi distogliere dagli impegni familiari. A volte, mi viene chiesto perché all'inizio della mia carriera ho accettato di interpretare determinati ruoli... ovvio, per pagare l'affitto, perché è pur sempre un lavoro quello che faccio.

E quanto è stato utile prendere parte, a inizio carriera, alla serie del mariachi pistolero diretta Robert Rodriguez, considerando che questo film si avvicina in parte a quel cinema?
Salma Hayek: E' stato molto utile, sono certamente grata a Robert perché ciò che fa è stupendo. Robert e Quentin (Tarantino, nda), però, si basano su realtà prese da altri film, sfruttando una violenza da realtà fittizia, mentre Oliver attinge dal vero, ricorre a un tono più giornalistico. Comunque, sebbene l'umorismo dei loro film dipinga un mondo a suo modo bizzarro, vi assicuro che, pur essendo talmente estrema da sembrare assurda, quella realtà criminale è veramente così. E Oliver Stone l'ha rifatta fedelmente.

Vi sono state difficoltà nella realizzazione di determinate scene?
Salma Hayek: Tutte le scene sono state difficoltose (ride). Dopo le prove, di cui ti ho parlato, siamo arrivati allo shock delle riprese ed io ero talmente contenta d'interpretare Elena che scalpitavo. Io, poi, nelle prime due settimane ho girato le scene da sola con il computer, e la script supervisor, che mi leggeva le battute degli altri, era una terribile attrice. Ciò è stato difficile, ma anche altre scene.

C'è una scena con Salma Hayek e Benicio Del Toro che non è entrata nel montaggio finale…
Oliver Stone: Ce ne sono diverse, dipende dal tempo. C'era una scena in cui lei parla al telefono con Benicio e gli dice che vuole andare al nord da sua figlia, di cui sente molto la mancanza.

Nella realtà, Salma Hayek ha qualcosa di Elena?
Salma Hayek: Nel mondo reale bisogna essere forti per sopravvivere ed è sempre una benedizione trovare un uomo in cui avere fiducia e che ci consenta di essere donne. In questo modo, possiamo rilassarci ed essere più femminili, mostrando il nostro lato meno forte.

Tra l'altro, Elena è una cattiva particolare, perché è un boss, ma ha anche un lato materno. C'è stato qualche riferimento cinematografico o letterario?
Salma Hayek: Io ho sempre pensato che gli unici personaggi interessanti siano quelli con diverse sfaccettature. Ricorderò sempre il personaggio interpretato da Anthony Hopkins ne "Il silenzio degli innocenti", in quanto poteva pretendere qualsiasi cosa, invece chiedeva solo una finestra, lasciando emergere il suo lato umano. Io ho studiato la cinematografia, ma non mi sono rifatta a nessun modello per questo personaggio.

A partire dal libro, come si è lavorato sulla sceneggiatura del film?
Oliver Stone: La sceneggiatura di un film è una cosa molto difficile. Tante scene che erano nel libro non sono presenti nel film, compreso il finale. Il libro è molto bello, ma lo si legge nel tempo, mentre il pubblico del cinema ha un altro approccio. Molte scene sono state tagliate e ci sono diversi cambiamenti, come anche il fatto che nel libro le voci narranti sono sette, mentre nel film c'è solo quella di Blake Lively.

Il film fa un po' pensare agli anni Sessanta dell'amore libero e delle droghe. In esso, c'è forse la continuazione di quel sogno?
Oliver Stone: Non c'è nulla di male negli anni Sessanta, anzi, il mondo poi è andato più a destra. Io quel sogno non l'ho vissuto perché all'epoca ero in Vietnam, per questo nei miei film cerco di continuarlo. I conservatori hanno criticato quel periodo progressista eccezionale e continuano a farlo ancora oggi, ma l'amore è libero e le droghe aiutano ad aprire il proprio cervello. Per me la marijuana non è una droga, ma una pianta in cui non c'è nulla di dannoso, le droghe sono altre, sono sintetiche. La gente è morta per l'alcool o per altro, ma mai nessuno è morto per la marijuana, della quale si possono trovare molti tipi in farmacia e che aiuta le persone stressate o quelle che hanno il cancro. E' il proibizionismo a creare i criminali, qualcuno è interessato alla guerra alla droga, una guerra estremamente politica e inutile, tanto che neanche la chiamerei guerra (ride).

Nei film di Oliver Stone si è sempre parlato di selvaggi? Siamo tutti selvaggi?
Oliver Stone: Se i governi creano pessime leggi che vanno contro attività che portano denaro, le popolazioni diventano cattive. I selvaggi vengono creati da Washington, non sono nei paesi come l'Iraq.

E' evidente che questi ideali siano scomodi e che possano rendere la vita difficile...
Oliver Stone: Questo devi deciderlo tu, ma io sono ancora qui a fare film e documentari. Tra l'altro, ho terminato "The untold history of the United States", un documentario di dieci ore che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, racconta il modo in cui gli Stati Uniti hanno tradito la loro essenza per diventare uno Stato di sicurezza nazionale, ma non nel senso di portare sicurezza al cittadino, di portare un senso di terrore e paura. Verrà frainteso, ma è basato su fatti, non li ho inventati io.

Salma Hayek, invece, in quali film la vedremo?
Salma Hayek: Ho recentemente interpretato la moglie di un disoccupato ne "La chispa della vida", un dramma di Álex de la Iglesia riguardante la disoccupazione, e ricoprirò il ruolo di un'infermiera in "Here comes the Boom" di Frank Coraci, una commedia molto sentimentale in cui c'è di mezzo il violento sport dell'ultimate fighting.

E lavorerebbe in un film italiano?
Salma Hayek: Assolutamente, ma non mi chiamano (ride).

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