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24 Aprile 2006 - Conferenza stampa
"Mission Impossible 3"
Intervista al cast.
di Mauro Corso


Intervista alla Produttrice Paula Wagner, Philip Seymour Hoffman, Laurence Fishburne, MIchelle Monaghan, Keri Russell, Jonathan Rhys Meyers e al regista J. J. Abrams.

Leggi la Conferenza Stampa realizzata in occasione dell'anteprima mondiale del film!

Qual è l'idea alla base del film?
Paula Wagner: L'idea è certamente quella di rispettare quello che le persone amano di MI: l'intrigo, la suspence, l'azione e il team di Ethan Hunt. Quello che questo film ha in più è che J.J. Abrams e Tom Cruise hanno voluto aggiungere umanità. J.J. Abrams ha voluto introdurre un dramma personale. Tom Cruise voleva mostrare un lato più personale e umano di Ethan Hunt.

Cosa prova per questo film?
Paula Wagner: In genere sono molto coinvolta durante le riprese di un film, ma non è sempre così quando lo rivedo. Con MI3 è stato molto diverso perché sono rimasta senza parole per due ore quando l'ho visto.

E cosa pensi di Tom Cruise?
Paula Wagner: Sono orgogliosa e felice di aver lavorato con lui: l'ho molto apprezzato sia come attore che come produttore.

Le location degli shootings erano meravigliose ed molto "cinematografiche". Chi le ha scelte?
Paula Wagner: Il film è stato girato a Shanghai, Roma, Berlino ed in Virginia. Per quanto riguarda Roma, l'idea del Vaticano e' stata di J.J. Abrams.

Come è stato scelto Philip Seymour Hoffman per il ruolo dell'antagonista?
Paula Wagner: Non mi ricordo come sia uscito il suo nome, ma quando qualcuno dello staff lo ha tirato in ballo abbiamo tutti detto coralmente che la parte era per lui. Tom aveva già lavorato con lui in Magnolia. J.J. Abrams lo conosceva personalmente.

All'inizio del film c'è questa scena terribile in cui sei veramente cattivo; è stato difficile recitare questa parte, essere così crudele? Com'è stato interpretare un ruolo da villain così tremendo e crudele?
Seymour Hoffman: Quando reciti insieme ad un altra persona devi diventare molto intimo. Qualche volta essere il più crudele possibile con l'altro attore è in realtà un modo per essere più dolce e affettuoso con lui. Rispetto ai "cattivi" del passato mi sono sentito molto più libero; non ho sentito restrizioni o limiti. Interpretare questa parte è stata come respirare una boccata d'aria fresca.

Hai avuto un modello?
Philip Seymour Hoffman: Per questo ruolo non mi sono ispirato ad un modello in particolare, ma l'interpretazione del cattivo che preferisco, che mi ha più colpito è sicuramente John Malkovich in Land of Fire. E' davvero impressionante.

A seconda dei personaggi che interpreti cambia il tuo modo di lavorare?
Philip Seymour Hoffman: No, non cambia, l'approccio al lavoro è sempre lo stesso.

Come vi siete trovati con il regista?
Laurence Fishburne: J.J. è grande, meraviglioso. Lui scrive così bene che non c'è niente da cambiare nel film. E' una persona con cui si può parlare, ed è molto divertente. Noi ci siamo divertiti tantissimo, abbiamo riso tanto, ed è veramente importante quando lavori 12 - 14 ore al giorno insieme.
Philip Seymour Hoffman: Anche quando giri nei posti più bui, più cupi, se ti guardi da fuori, ti rendi conto che c'è comunque da ridere.

Quale è lo scambio di battute con Tom Cruise che ti è piaciuto di più?
Laurence Fishburne: Quando lui è sdraiato e immmobilizzato e io gli parlo; quello è stato divertente!
Philip Seymour Hoffman: Mi è piaciuta la parte in cui dormivo!

Nella scena iniziale tu sei prigioniera e rischi di morire; come è stato fare quella scena?
Michelle Monaghan: E' stato duro, anche fisicamente! E' stata però anche una grande opportunità, perché ho avuto modo di lavorare con due leggende: Tom Cruise e Philip Seymour Hoffman. Fortunatamente non potevo parlare, perché probabilmente avrei detto qualcosa tipo: "Oh mio Dio è incredibile!"

Come è stato lavorare in film di successo come Mr. & Mrs. Smith e lavorare con 2 grandi attori come Tom Cruise e Brad Pitt?
Michelle Monaghan: Non c'è differenza tra il lavorare in un film da 50 milioni di dollari ed uno da 1 milione di dollari; c'è sempre la stessa passione. Ma lavorare con attori così grandi fa la differenza, perché quando li incontri sei intimidito. Quando ho incontrato Tom ho detto : "E' incredibile, sei veramente Tom!". La realtà è che inconsciamente li consideri inavvicinabili, ma quando li conosci ti rendi conto che sono persone assolutamente normali.

Come ha affrontato l'impatto con la regia di un sequel di cui i precedenti episodi hanno riscosso così tanto successo?
J.J. Abrams: Ho cerato di aggiungere una vena ironica dove fosse possibile.

In MI3 vuoi descrivere la vita privata dei protagonisti, perchè?
J.J. Abrams: Se vai a vedere MI3 non ti aspetti di vedere un film drammatico. Quello che ho pensato era che la miglior versione di MI non era stata ancora fatta. I primi due episodi non parlavano della vita privata dei protagonisti. Io ero eccitato all'idea di raccontare la vita di Etan quando camminava per tornare a casa. Ha una donna nella sua vita. E' a conoscenza della suo lavoro? E' stato fantastico vedere come un icona del cinema americano come Tom potesse essere anche così divertente e affabile.

Quando il film uscirà nelle sale, ci sarà un gran tam tam nei blog e sul web. Ti interessa sapere cosa pensano i web users al di là delle recensioni "ufficiali"?
J.J. Abrams: Sono sempre interessato alla risposta delle persone per quello che faccio, perché ti da il senso della tua attività. Ovviamente quando il film è finito puoi fare ben poco, ma è importante tener conto del feedback del tuo pubblico, perché il film non lo faccio per me stesso… ma per Michelle (rivolto a Michelle Monaghan, seduta accanto a lui, che scoppia a ridere)

In Alias e negli episodi di MI vediamo continuamente strumenti tecnlogici estremamente avanzati; quale è il vostro rapporto con le tecnologie?
Michelle Monaghan: Minimo.
J.J. Abrams: Si, Michelle non sa neanche cosa sono quegli oggetti che le state puntando addosso (riferendosi ai microfoni). Io amo la tecnologia, i gadget. Nel film ho cercato di far apparire la tecnologia più umana. Ho voluto sfatare il mito dei film in cui i computer fanno tutto magicamente, e valorizzare l'intervento dell'uomo sulla tecnologia in chiave ironica. Sono anzi molto grato alla tecnologia perché nella vita privata mi consente di andare a casa, di mettere a letto i miei bambini e andare al piano di sotto e fare una videoconferenza.

Come ti sei trovata a rinnovare il sodalizio con J.J. Abrams?
Keri Russell: Adoro J.J, lo conosco da molti anni e credo che abbia grandi capacità. È anche un buon amico. Credo che abbia dato un grande contributo al franchise di Mission Impossible. J.J. Abrams era davvero entusiasta del progetto, anche perché è il suo primo film al cinema, e ritengo che abbia portato una serie di idee nuove, proprio quello di cui la serie aveva bisogno. Poche persone sono così intelligenti, divertenti e ricche di talento come lui.

Durante la lavorazione avete avuto la possibilità di lavorare con diverse produzioni in diverse parti del mondo. Che tipo di differenze hai registrato, in particolare in Italia?
Jonathan Rhys Meyers: Avevo già lavorato in Italia dieci anni fa, quindi so già quale sia l'ambiente di lavoro qui. È molto diverso dall'ambiente negli Stati Uniti. Fare un film in Italia è un esperienza molto diversa, per varie ragioni. Gli italiani sono nel mondo del cinema da molto tempo, ma le loro realizzazioni si differenziano profondamente dal punto di vista commerciale rispetto agli americani. Non ho mai visto nessun paese così autosufficiente ed efficiente dal punto di vista della produzione cinematografica orientata verso il mercato come gli Stati Uniti, là sono davvero eccezionali in quello che fanno. Ma lavorano anche a ritmi impressionanti, gli americani convogliano ogni aspetto della loro esistenza nel lavoro. Non è come in Italia. In Italia è molto importante rilassarsi, sapersi divertire. Avere una vita non è minimamente importante negli Stati Uniti. E poi ovviamente lavorare in Irlanda o in Inghilterra è un'esperienza completamente diversa. È molto importante rendersi conto delle differenze nei paesi in cui si effettuano le riprese. Ad esempio c'è un tipo di energia molto diversa quando ci troviamo a Shanghai, o quando ci troviamo a Roma. Nel film c'è una bellissima carrellata del Vaticano dall'alto, e ti puoi rendere conto di quanto sia vivace, folle e frenetica la logica che sta dietro alla città di Roma. E Shanghai è ancora diversa, anche nel modo in cui J.J. muove la macchina da presa, a Roma i movimenti sono più sincopati, per dare un'idea diversa. Roma da un punto di vista fotografico è stupenda, e viene resa con movimenti molto fluidi. Shanghai a sua volta è rappresentata con movimenti molto lenti. Avendo a che fare con gente diversa bisogna trovare modi diversi di girare. Credo sia molto importante avere un'idea della geografia. Se gli spettatori non hanno un'idea precisa della geografia in cui si trova a lavorare il team che effettua le riprese allora non può comprendere i particolari della vicenda narrata. A volte questo è molto difficile da fare con il poco tempo a disposizione, ma credo che J.J. se la sia cavata piuttosto bene. Ha avuto un aiuto enorme anche qui in Italia per capire ad esempio che cosa era realistico. Perché quello che sembra realistico a qualcuno in un ufficio di Los Angeles non è realistico a chi si trova nelle strade di Roma. Abbiamo avuto un grande aiuto anche a Shanghai nel fare le cose nel modo giusto. Credo che una delle cose più importanti nel realizzare un film sia la conoscenza del posto in cui si effettuano le riprese.

È vero che sei un buon amico di Colin Farrell?
Jonathan Rhys Meyers: Sì ma non è che siamo amici d'infanzia o qualcosa del genere. Ci siamo conosciuti quando avevo 17 anni e facevo film in Irlanda, poi abbiamo recitato insieme in Alexander e ci siamo visti in diverse circostanze. Poi recentemente ci siamo trovati a girare due film diversi a New York nello stesso periodo e abbiamo passato un po' di tempo insieme. Non è che abbiamo chissà che cosa in comune, siamo entrambi nel mondo dello spettacolo, ma in un certo senso siamo entrambi ambasciatori del nostro paese, l'Irlanda. Siamo molto diversi e abbiamo visioni molto diverse del cinema e del nostro lavoro, ma può voler dire che ci complementiamo a vicenda. A volte è difficile poi affrontare il proprio successo, e ciascuno riesce a fare i conti con questo in modo diverso. L'importante è riuscirci.



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