16 Gennaio 2008 - Intervista
"Milk"
Intervista al regista e ad uno dei protagonisti.
di Andrea D'Addio

A Roma, per presentare Milk, film biografico sulla vita del politico omosessuale Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica istituzionale in America, sono venuti a Roma l'attore James Franco (nel film, è l'amante di Milk) e l'acclamato regista Gus Van Sant. Li incontriamo uno, dopo l'altro, a Roma, presso la bella cornice dello Splendid Hotel.

Iniziamo con James Franco.

Cosa ti ha convinto ad accettare questo ruolo?
James Franco: Nessuno, sono stato io a convincere Gus Van Sant a darmi questo ruolo. Due anni fa stavo a Londra per un corso di letteratura inglese quando ho saputo che Gus stava progettando questo film. Era solo una voce e io non sapevo neanche chi fosse Harvey Milk. Ho fatto così una ricerca su google, ho trovato informazioni, ho visto che c'era stato anche un documentario sulla sua vita che aveva vinto un oscar nell'84, l'ho recuperato e l'ho visto. Sono così venuto a conoscenza della storia di un uomo incredibile, e ho cominciato a tempestare Gus di telefonate perché mi prendesse nel film, e alla fine ha ceduto.

Cosa hai trovato di così sorprendente in questa storia?
James Franco: In Italia probabilmente è normale non sapere chi sia stato Harvey Milk, ma quello che mi ha sorpreso che io stesso non sapessi chi fosse, nonostante lui abbia fatto la storia a San Francisco, proprio a due passi da dove sono cresciuto, Palo Alto. A scuola nessuno ne ha mai parlato, né penso che lo facciano ora. Spero che il film in questo senso serva a qualcosa.

Quanto pensi che questo film sia vicino alla prossima era Obama?
James Franco: E' un film ambientato negli anni '70, un periodo in cui gli ideali di pace e uguaglianza erano propri di tanta gente. Milk è quindi un film importante per capire l'oggi, un momento in cui c'è tanta speranza per il futuro, ma anche qualche passo indietro rispetto a trent'anni fa, basti pensare alla pro position n.8 sui matrimoni sui gay.

Com'è cambiata l'opinione pubblica sugli omosessuali da allora ad oggi?
James Franco: Molto e in meglio. Basti pensare che se si va ora nel quartiere di Castro, dove un tempo viveva la comunità gay di San Francisco e Milk trovò gran parte della sua base elettorale, ora ci si ritrova in una zona come tante, aperta a tutti e non caratterizzata. Questo perché ora i gay possono vivere liberamente ovunque. Stessa cosa per le battute: un tempo era normale prendere in giro gli omosessuali, ora non è più accettabile.

Passiamo a Gus Van Sant.

Domanda obbligata visto che in questi giorni stiamo assistendo all'insediamento di Obama alla casa bianca. Come stanno cambiando gli Stati Uniti d'America?
Gus Van Sant: Con Obama si riaprono le speranze. Lui in qualche modo somiglia a Milk, perché entrambi parlano non solo alla propria comunità, ma a tutti gli emarginati. La loro base elettorale non è soltanto la minoranza di cui hanno fatto parte per anni, ma tutti quanti. Di differente c'è invece che Obama viene dalla politica mentre Milk veniva dalla strada.

Non pensa che in molte commedie americane, come Qualcosa è cambiato, o sit com come Will & Grace, portino avanti, nei personaggi di contorno, uno stereotipo altrettanto razzista verso i gay, e cioè quello di persone sempre con la parola giusta, sempre buoni e perfetti, e mai persone che, come tutti, e qui starebbe la vera uguaglianza, possono essere buoni e cattivi, meschini e generosi?
Gus Van Sant: Forse è vero, ma ci sono stati così tanti personaggi cattivi gay, che non fa male portare il maggiore numero di esempi positivi possibili. Noi ne abbiamo proposto uno, per tutti quei giovani che ancora hanno paura di dichiararsi. Anche se non lo abbiamo disegnato come un santo, ché certo santo non era. Dalla sua vita abbiamo tagliato molti eccessi, la droga e il sesso più violento che sicuramente avrà provato, così come non abbiamo trattato tutte le sue relazioni, concentrandosi solo sulle due più importanti, ma è stata un esigenza legata al tempo. Avevamo tanto materiale e dovevamo concentrarci solo sull'essenziale.

Come ha lavorato al montaggio di materiale di repertorio e scene di fiction?
Gus Van Sant: E' stato un processo lungo, ma non dal punto di vista esecutivo, quanto decisionale. All'inizio volevamo girare tutto in sedici millimetri in modo da poter poi montare il repertorio senza avere problemi di formato, di fotografia e così via. Le prime prove però ci hanno dimostrato che sembrava così di assistere ad un documentario televisivo, qualcosa di diverso da un film vero e proprio. Oltretutto gli Studios ce lo hanno impedito, e così abbiamo cercato il giusto equilibrio visivo tra ciò che avevamo e ciò che dovevamo girare.

Il suo stile sembra qui un po' messo da parte a favore della storia. E' solo una sensazione?
Gus Van Sant: Ho girato già buona parte dell'Europa e degli stati Uniti per promuovere questo film, ma questa è la prima volta che mi viene posta questa domanda che ha una sua veridicità. La sceneggiatura di Milk, quando l'ho letta la prima volta, mi è sembrata così ricca di informazioni e momenti chiave, che ho deciso di approcciarmi a tutto il progetto come se stessi girando Il padrino. E' la sceneggiatura la guida del film, io l'ho seguita.

Com'è possibile che in America ci siano così tanti entusiasti dell'elezione di Obama? Sembra che nessuno per anni abbia votato Bush…
Gus Van Sant: Bush è stato un insider dell'ambiente economico. Lo ha detto lui stesso alla stampa una volta che, quando era solo il figlio del Presidente, tutti si rivolgevano a lui per favori e raccomandazioni. Allo stesso modo si è posto lui quando è stato eletto Presidente. Ha avuto sempre l'appoggio di una minoranza, ma una minoranza compatta e capace di veicolare molti voti. Obama invece si rivolge, come detto, al popolo.

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