04 Settembre 2010 - Conferenza
"Passione"
Intervista al regista e al cast.
di Federica Di Bartolo

Dopo "Prove per una tragedia siciliana" presentato al Festival di Venezia nel 2009, il famoso attore, sceneggiatore e regista di origini italoamericane John Turturro torna al Lido con un nuovo lavoro: "Passione". Alla conferenza stampa di presentazione dell'opera accanto a lui c'erano l'Amministratore Delegato dell' Istituto Luce, Luciano Sovena, gli artisti Peppe Barra della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Raiz leader del gruppo Almamegretta, Misia, M'Barka Ben Taleb, Max Casella e la montatrice Simona Paggi.

Il suo percorso dentro Napoli è un viaggio molto personale. Come ha selezionato le varie tappe del suo viaggio?
John Turturro: Io amo moltissimo la musica e sono cresciuto in una casa piena di musica. Federico Vacalebre mi ha fatto conoscere migliaia di canzoni napoletane, per anni a casa mia si ascoltava solo musica napoletana. All'inizio conoscevo pochi dei cantanti che poi ho voluto nel film quindi è stata una grande scoperta.

Lei definisce Napoli come "il juke-box più grande del mondo", ma è veramente in grado di contenere tutto?
John Turturro: Penso che il film possa rispondere a questa domanda perché credo che Napoli sia uno dei posti più musicali al mondo, ha visto nascere tanta musica nei secoli e lo fa tuttora.

Lei ha eliminato i cliché su Napoli, ma nel realizzare questo docu-film si è ispirato a qualche film particolare?
John Turturro: No, è stata un'avventura che ci ha fatto scoprire tanto. Penso che la musica napoletana sia una musica internazionale e senza tempo. La cultura di Napoli è una cultura internazionale, si sentono le influenze dell'Africa, della Francia, della Spagna e non volevo assolutamente che il film fosse nostalgico.
Simona Paggi: Questo film è stato una scommessa per tutti noi, perché eravamo stranieri rispetto a Napoli. Il discorso dei cliché l'abbiamo affrontato fin dall'inizio. La scelta di Turturro, che è americano, poteva essere un rischio, così abbiamo sottotitolato anche i testi delle canzoni come se fossero insieme un testo del film, le parole di un racconto.

Signor Turturro in una parte del film lei afferma di essersi innamorato anche della povertà dei napoletani. Cosa intendeva?
John Turturro: Abbiamo girato nelle parti più povere della città perché sono alcune tra le parti più interessanti, luoghi in cui la gente ha davvero bisogno di musica. Credo che quella sia una parte essenziale del DNA napoletano.

E' vero che lei ha cercato la perfezione in maniera quasi maniacale sul set?
John Turturro: Credo che dovrebbero essere gli attori a parlare del set.
Raiz: Abbiamo girato per strada, che è stato il nostro set e la strada di Napoli è sempre dura, c'è un codice da rispettare e John è stato molto bravo a rispettarlo anche se non parlava napoletano, riuscendo così a creare un clima amichevole con gli abitanti del posto. Ad esempio: andava lui stesso a casa della gente a chiedere se poteva girare determinate scene. Figuratevi che una volta eravamo in un vicolo e uno scooter passando ci ha quasi preso, allora John li ha apostrofati con un urlo talmente perfetto e in napoletano che quelli si sono fermati.

Questo film rappresenta un tentativo di rilancio della musica napoletana nel mondo. C'è la possibilità di continuare questo percorso con, magari, una "Passione 2"?
John Turturro: Credo che sia un cast fantastico, con grandissimi talenti, uno dei cast migliori con cui abbia mai lavorato e sono molto felice di aver avuto la possibilità di lavorare con loro. Abbiamo fatto un test a New York e c'è stata un'ottima risposta del pubblico. E' importante che le persone in tutto il mondo possano connettersi con questi artisti. Questo è un film molto insolito e speciale, parla di Napoli e di loro. Loro sono le star! Vediamo prima come va, poi magari ci sarà un seguito.

Nel film però mancano esponenti come Murolo. Come mai questa scelta?
John Turturro: Era impossibile che ci fossero tutti i cantanti napoletani nel film, ma abbiamo cercato di metterci il loro spirito. Se avessi messo tutto il film sarebbe durato 10 giorni. Dovevamo restare fedeli a un progetto, e questo non doveva essere un film storico.
Peppe Barra: Quando io canto, canto anche con la voce di Roberto Murolo.

Per voi cantanti, napoletani di origine o acquisiti, com'è stata quest'esperienza a Napoli?
Raiz: E' stato bello per me cantare a cappella per piazze che frequento e ricevere alla fine gli applausi delle persone affacciate ai balconi. Per anni è stata combattuta l'idea di una Napoli fatta solo di pizza, mandolini e sole che io, cresciuto al centro storico, invece condivido: Napoli è anche questo!
Misia: Tutti parlano di tradizione come qualcosa di immobile e immutabile, ma per quanto riguarda la canzone napoletana, così come il fado portoghese, non è mai così perché c'è una continua esigenza di cambiamento e di adattamento dei testi alla modernità, alla propria epoca. Penso che ciò che resta immutato sia l'energia e la forza che queste canzoni hanno nel comunicare emozioni.
M'Barka Ben Taleb: Per me era la prima esperienza davanti alla macchina da presa e John è stato come un grande papà. Questo bellissimo film unisce i grandi e i giovani della canzone napoletana e fa intrecciare tutte le lingue del mondo. E' un film senza frontiere dove si trovano tutte le lingue ma anche la vera lingua napoletana. Vengono presentate davvero tante individualità arabe, francesi, slave..tutte le lingue. E' stato un vero piacere lavorare con artisti veri per la strada, questo è un film senza quartiere in cui si trova anche il vero napoletano.
Max Casella: E' stato bellissimo e terrificante insieme girare a Napoli. C'era cinema e teatro ovunque sui set. Turturro invitava tutti a esprimere la propria opinione, nutrendo i lati più forti. Le riprese sono durate quasi un mese e per me sono state tre settimane indimenticabili.
Peppe Barra: Vivere a Napoli è difficile, personalmente io vengo dal teatro e faccio poco cinema, sono uno dei pochi attori che non è andato via da Napoli, forse ormai saremo due o tre. Non lo rimpiango perché ho vissuto un momento molto bello, quello del recupero delle tradizioni. Quei cantanti e quegli attori della mia città che hanno portato avanti un recupero della tradizione hanno permesso questo film. Dal 1977 in poi con la Nuova Compagnia di Canto Popolare lo stiamo facendo, e se oggi Turturro può fare questo film lo deve anche alle forza di quell'epoca e di chi per 20 anni hanno combattuto per recuperare una tradizione. Napoli è una città difficile, oggi bisogna fare attenzione che le nostre radici vengano protette e divulgate. Questo filo rosso che parte da Napoli e arriva alla punta estrema dello stivale, fatto di tamburiate, canti e filastrocche protegge il sud ma anche il nord, pure se loro non lo sanno. La forza dei cantanti giovani è quella tratta dal nostro DNA ma soprattutto dall'amore, che John Turturro ha per Napoli e ha messo in questo film. Va rispettata tutta questa gioia che fortunatamente abbiamo ancora a Napoli, il desiderio di farci conoscere oltre le cose brutte, anche per i momenti di luce.

Raiz e Peppe Barra nel film viene anche citato San Gennaro. Cosa canterebbe secondo voi San Gennaro?
Peppe Barra: San Gennaro è il Santo di Napoli, per cui credo che abbia il nostro stesso linguaggio, non c'è differenza, solo che a noi non si scioglie il sangue!
Raiz: Sono d'accordo perché se è vero che il Santo rappresenta l'anima della città è così!

Qual è il futuro di questo film?
Peppe Barra: Il film uscirà a ottobre con una prima mondiale a Napoli, com'è giusto che sia.

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