06 Settembre 2011 - Conferenza
"Pollo alle prugne"
Intervista al regista e al cast.
di Federica Di Bartolo

A quattro anni di distanza dallo strabiliante del film d'animazione "Persepolis", già vincitore del premio alla giuria al Festival di Cannes nel 2007 e candidato all'Oscar come migliore film straniero, i fumettisti Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud tornano dietro la macchina da presa. Il secondo lavoro di questo impareggiabile duo è "Poulet aux prunes" ossia "Pollo alle prugne", tratto dalla graphic novel scritta dalla stessa Satrapi, ma al contrario di "Persepolis", questa pellicola è girata con attori in carne ed ossa. A presentare il film in concorso al Festival di Venezia del 2011 ovviamente oltre ai due registi anche gli interpreti, dal famoso attore francese vincitore di tre premi César, Mathieu Amalric alla bravissima Maria de Medeiros e all'eccezionale Golshifteh Farahan.

Nel fumetto il protagonista Nasser Ali Khan è un suonatore di tar (strumento a sei corde simile al liuto), mentre nel film suona il violino. Come mai questo cambiamento? E non trovate che sia un po' strano che un violinista così famoso ed abile si ritrovi a vivere senza un soldo a Teheran, invece che suonare in giro per il mondo?
Marjane Satrapi: Nel libro il tar funziona molto bene poiché è uno strumento grande e particolare, ma aveva anche un significato simbolico ben preciso e invece volevamo che il film ruotasse intorno ad altri temi. Abbiamo così optato per il violino, molto più internazionale, conosciuto ed utilizzato in tutto il mondo, tra cui in Iran.
Vincent Paronnaud: Per quanto riguarda Nasser Alì l'importante è che ritorni a Teheran e che decida di ripartire da zero, non ha importanza il perché lo faccia. Certo possiamo immaginare qualsiasi cosa, per esempio che avesse un agente incapace, ma non è quello che conta, perché in fondo questa che raccontiamo è una favola ed anche quando diciamo che è stato il maggior violinista dell'epoca è un'esagerazione favolistica.
Mathieu Amalric: Io trovo invece che sia una cosa molto bella, perché non è l'amore della musica che lo porta a suonare, ma l'amore vero. Ogni nota che suona è una cicatrice di questo amore perduto, un qualcosa che si traduce in musica, ma non è amore né per l'arte né per la musica stessa. Nel momento in cui decide di tornare a Teheran, lo fa perché decide di provare a dimenticare e di continuare a vivere, con una moglie e dei figli. A lui non interessa avere successo o soldi.

Questo film è un vero e proprio omaggio al cinema a 360°
Vincent Paronnaud: Gli unici freni che avevamo erano il budget o il tempo. Mentre scrivevamo ci siamo lasciati andare, abbiamo cercato di essere liberi di fare tutto che ci interessava, come per esempio omaggiare il cinema degli anni '50, che poi è stato il vero punto di partenza. Per capire fino a dove potevamo spingerci abbiamo utilizzato modellini, abbiamo disegnato e fatto prove, e per questo non siamo mai stati costretti a limitarci in nessun modo.
Marjane Satrapi: Il film rappresenta una dichiarazione d'amore verso il cinema che amiamo, ma anche verso la bellezza in generale, la bellezza della musica e della pittura per esempio, è arte che omaggia un'altra arte.

Dopo il successo del film d'animazione "Persepolis" adesso questo passaggio al cinema "live action". Che direzione pensate di prendere per il futuro?
Marjane Satrapi: Solo il tempo potrà dirlo, abbiamo appena terminato questo film e finché non arriverà in sala ci continueremo a concentrare esclusivamente su questo. Certo comunque in futuro continueremo a sperimentare, veniamo entrambi dal fumetto, e il disegno farà sempre parte di quello che faremo.

Uno degli aspetti più riusciti del film è che in realtà può essere visto sia come un film che riscalda il cuore, ma anche profondamente nichilista.
Marjane Satrapi: E' vero, perché in realtà è tutte e due le cose, e d'altronde anche la vita è così. Il film non lascia molta speranza, non si può dire certamente che abbia un lieto fine, ma io e Vincent pensiamo che siano proprio i film così a rimanere più a lungo nella memoria degli spettatori, per esempio "Chinatown" di Roman Polanski. Anche il dramma di "Romeo e Giulietta" se fosse finito diversamente non sarebbe diventato quello che è ancora oggi. D'altronde il protagonista perde il piacere di suonare, poi quello del cibo, alla fine perde proprio il piacere di vivere.

Che tipo di personaggio è Nasser Ali Khan? Cosa ha convinto Amalric a lavorare in questo film?
Mathieu Amalric: Nasser Ali è ormai un fantasma dell'uomo che era una volta, d'altronde a voler essere onesti tutti noi abbiamo pensato almeno una volta che non ha più senso vivere quando si è perso un grande amore. Nella vita vera proviamo comunque ad andare avanti, raramente si arriva a situazioni così drammatiche come quelle dei film. C'è comunque un motivo se Marjane e Vincent parlano di amore per il cinema degli anni '50, proprio come nei film di Douglas Sirk e Ernst Lubitsch, c'è un qualcosa che amplifica ed esalta l'ideale umano e trovo sia qualcosa di molto romantico dire non posso continuare a vivere. Quando mi hanno contattato comunque conoscevo molto bene il loro lavoro sia come fumettisti che come registi, ma mi sono stupito del fatto che volesse farmi interpretare un iraniano. Mi hanno convinto proprio parlando di Lubitsch, citandomi il film "Scrivimi fermo posta" in cui James Stewart interpreta un ungherese, quindi perché un francese non poteva ritrarre un iraniano?

Com'è stato lavorare con degli attori in carne ed ossa, è stata un'esperienza che ha disatteso le vostre aspettative?
Marjane Satrapi: Tutt'altro, siamo incredibilmente soddisfatti perchè è stato straordinario vedere tutte queste scene che avevamo immaginato nella nostra mente e vedere questi grandi attori che davano corpo ai nostri personaggi. E' stato quasi magico. Quando fai un film di animazione tutto è sotto controllo, invece qui devi affidarti ad altre persone, alla loro energia e siamo stati pienamente ricompensati.
Vincent Paronnaud: Avevo una visione caricaturale degli attori sul set, quindi mi aspettavo il peggio, invece sono rimasto molto sorpreso e incredibilmente soddisfatto nel vedere persone che lavoravano sodo e credevano nel progetto quanto noi. Ho visto persone che sono riuscite a commuovermi. Mi ha affascinato molto poi rivedere in montaggio tutte quelle scene che avevamo girato, sono riusciti a commuovermi e farmi dimenticare di averli visti sul set, in quel momento gli attori erano spariti e vedevo solo i personaggi.

Golshifteh, com'è stato lavorare in questo Iran surreale e ricostruito?
Golshifteh Farahan: Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato che l'Iran che viene rappresentato è quello che avevamo prima del colpo di stato, quello che abbiamo perso per sempre, e trovo perfetto che sia proprio il simbolo di un amore sfuggito. E' stato un sogno per me lavorare con tutti loro per noi, così come penso lo sarebbe per tutti gli iraniani in esilio. E' il paese che abbiamo perso, ma abbiamo sempre nel nostro cuore.

Maria De Medeiros com'è stata invece la sua esperienza del film?
Maria De Medeiros: Sono stata felicissima di questa esperienza perchè mi piace molto l'arte e gli artisti che riescono ad abbatte e superare le frontiere. Ormai il cinema è sempre influenzato dalla TV e dai suoi diktat, invece chi proviene dal fumetto ha una visione più libera, una prospettiva diversa. Recito nel ruolo di un'iraniana, ma è vero quando dicono che si tratta di un film internazionale e sono molto grata per questo ruolo di donna bruttina, infelice ed ingrata. E'un ruolo così ricco di sofferenza e amore, è un regalo straordinario per un'attrice.

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