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Roma Fiction Fest 2008


Non manca nulla al Roma Fiction Fest: premi, star internazionali e anche qualche polemica….

Migliore Lunga Serie, Miglior attore protagonista della sezione sit-com (Pietro Sermonti), Miglior produttore (Lorenzo Mieli) più una menzione speciale come miglior prodotto in assoluto. "Boris", la prima (e finora unica) sit-com prodotta dalla Fox, ha fatto bottino pieno, o quasi, alla seconda edizione del Roma Fiction Fest. La manifestazione, appena conclusasi, ha fatto registrare 36.000 presenze complessive, cui vanno aggiunti i 4.000 accreditati tra stampa e professionisti del settore: un aumento di quasi il 20% rispetto alla prima edizione, confermando quanto l'intuizione avuta l'anno scorso da Felice Laudario (che quest'anno ha lasciato il timone a Steve DellaCasa) sia deputata ad avere un futuro.

Anteprime nazionali e internazionali hanno scandito i cinque giorni all'Auditorium di Via della conciliazione e alla multisala Adriano di piazza Cavour. Ad accompagnare quasi ogni presentazione almeno un membro del cast o della produzione, proprio come capita nei festival cinematografici. E così sull'orange carpet hanno sfilato la madrina della manifestazione Elena Sofia Ricci, il premio Oscar Helen Mirren, Raoul Bova, Massimo Ghini, il leone d'oro Peter Mullan, gli interi cast di "I Cesaroni" e "Distretto di polizia" (un vero e proprio bagno di folla il loro), Sabrina Ferilli e tanti altri.

Tra le presentazioni delle fiction italiane ci sono state: "Raccontami 2" di Tiziana Aristarco e Riccardo Donna, "Anna e i Cinque" di Monica Vullo, "Einstein" di Liliana Cavani e "Bakhita" di Giacomo Campitoti, tutte produzioni che verranno trasmesse tra Rai e Mediaste nel prossimo autunno. Quello della fiction è il settore che assorbe il maggior numero di professionisti dello spettacolo: al di là del giudizio di merito (qui, su un sito di cinema, non possiamo che fare sempre per una passeggiata e un biglietto serale che per un rimanere in casa a sorbirsi anche tanta pubblicità) si parla di una vera e propria industria importantissima per la nostra economia e trattata col massimo rispetto. Dopotutto è questo il pensiero che ha sostenuto la nascita di questo festival che ha cercato di lanciare anche un piccolo sguardo al futuro. Non è un caso che Steve Della Casa si ritenga molto soddisfatto del "successo strepitoso" riscosso dalle sezioni "Pitching" e "Speed-Dating", durante le quali esperti mondiali di fiction si sono incontrati con produttori internazionali per vagliare nuove idee e progetti.



A livello internazionale probabilmente la fiction più importante ad essere stata presentata è stata "The company" (cast: Chris O'Donnell, Alfred Molina e Michael Keaton e il nostro Raoul Bova) che andrà in onda in sei puntate su Raiuno nella prossima stagione. Afferma il regista Michael Salomon "Parliamo della Baia dei Porci. Quel che rende così interessante quel periodo, è la sua naturale propensione allo spettacolo. Parli di guerra fredda, e subito pensi a spie che agiscono nell'ombra, a missioni segrete in situazioni pericolose. Pensi a un bel film d'azione, insomma". Aggiunge Raoul Bova: "In questa serie americana interpreto il ruolo del capitano Roberto Escalona, l'anti-castrista che guida nei meandri di Cuba l'agente della Cia interpretato da Chris O'Donnell. Una grande occasione per me. Un personaggio diverso, dentro a un cast internazionale, per la produzione da 40 milioni di dollari del mitico Ridley Scott. E il risultato è stato eccezionale: una fiction che pare un film kolossal, con un vero spiegamento di mezzi e tecnologie, immerso in location da sogno. Non mi hanno offerto il solito ruolo da italiano, bello, preferibilmente modello, innamorato del calcio e delle donne. Uno stereotipo del quale non sono mai stato contento. Negli States ci sono momenti in cui lavori tantissimo, e altri in cui ti fermi per mesi. E allora mi concentro sui miei progetti italiani, soprattutto quelli da produttore. Inoltre, se in Italia sono un attore esperto, che cerca sempre più di crescere, laggiù sono solo un novellino, che deve accontentarsi di ruoli che spesso sono solo un passo indietro".

Dichiarazione controcorrente invece per Helen Mirren: "Preferisco la televisione al cinema. È vero che si producono anche dei film indipendenti e coraggiosi, anche in Italia, ma io ho fatto i miei lavori migliori per la tv, che mi ha anche offerto i personaggi e le sceneggiature più interessanti"

Momenti di tensione durante il Festival sono stati invece quelli successivi alle dichiarazioni del presidente della Rai Claudio Petruccioli riguardo lo scandalo che ha coinvolto il direttore di RaiFiction Agostino Saccà da poco reintegrato nei ranghi dell'emittente dopo la vicenda intercettazioni. Un inizio morbido: "Con la fiction, la Rai racconta agli italiani tante cose soprattutto prova a raccontare l'Italia: di oggi, di ieri; il suo spirito, le sue vocazioni, le sue tensioni, le sue tradizioni, le sue speranze. Raccontare l'Italia agli italiani è diventato difficile; e so non sbaglio si va facendo sempre più difficile. I segmenti, culturali, sociali, generazionali, territoriali si vanno via via separando; non dialogano, sembrano interessati solo a sé stessi: le diversità tendono a diventare ostilità, le distanze indifferenza. In queste condizioni, trovare argomenti e linguaggi di interesse non dico universale ma largamente comune, è arduo. Qui la Rai sarà messa alla prova nei prossimi anni. Ma il problema non è solo della Rai. Se la classe dirigente e l'opinione pubblica di questo Paese si rendessero conto che le vicende, le difficoltà, le esperienze della televisione, del servizio pubblico in particolare sono una favola che narra anche di loro, la riflessione dovrebbe essere ben più ampia e coinvolgente. Ma ho scarsa fiducia che ciò avvenga. 'Scopri la fiction che è in te': è lo slogan di questa manifestazione. Se ne può dare, applicato a quanto la Rai sta vivendo in questi giorni, una lettura maliziosa. A me non piace l'ipocrisia; sfiderò dunque la malizia e dirò qualcosa sulla fiction che è in noi" che poi ha affondato il coltello nella carne: "Grosso modo, la traccia del racconto potrebbe essere questa. A insaputa del paziente, è stata fatta una Tac. In modo truffaldino comunque arbitrario ne è stata data diffusione pubblica. La Rai, in quanto 'parte offesa', ne ha avuto copia da coloro che l'hanno originariamente ordinata e raccolta (la procura di Napoli); in modo, quindi, del tutto corretto e trasparente. Dopo mesi di attento esame, nel rispetto di tutte le procedure e dei diritti di tutti (mesi che sono stati considerati troppo lunghi da un giudice chiamato a pronunciarsi in base al noto "articolo 700") il quesito, ora, è: cosa si deve concludere a partire da quel documento? Io penso che nell'interesse dell'azienda, del servizio che essa è chiamata a rendere, di coloro che lavorano dentro e intorno ad essa, si deve assolutamente intervenire, impedire a quell'agente di continuare a far danno.". Parole destinate ad avere un'eco: chissà se fra un anno al festival si continuerà a parlare di ingerenza politica o se si riuscirà per una volta, a lasciare le polemiche di casa nostra lontane da palcoscenici che sperano di diventare sempre più internazionali…

Andrea D'Addio

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