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Sole a catinelle

"The Hateful Eight"

Intervista al regista e al cast.


di Francesco Lomuscio29 Gennaio 2016



Dopo il consenso di pubblico e critica riscosso con "Django unchained", risalente al 2012 e aggiudicatosi i premi Oscar per la migliore sceneggiatura originale e per il miglior attore protagonista Christoph Waltz, l'enfant terrible di Hollywood Quentin Tarantino torna al genere western con "The hateful eight", ambientato quasi del tutto all'interno di una stazione di posta per le diligenze mentre, al di fuori della porta, si scatena una bufera di neve. Fanno parte del ricco cast, tra gli altri, Michael Madsen e Kurt Russell, approdati a Roma per incontrare la stampa insieme al regista e ad Ennio Morricone, compositore della colonna sonora del film, in arrivo nelle sale cinematografiche italiane il 4 Febbraio 2016, presentato da Leone Film Group di Raffaella e Andrea Leone (figli del cineasta Sergio Leone) e Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution.


Questo film è girato in un meraviglioso settanta millimetri. Possiamo paragonare la battaglia tra pellicola e digitale a quella che ci fu tra indiani e americani?
Quentin Tarantino: Diciamo che ciò può anche starmi bene, ma spero che la pellicola duri più di quanto sono durati gli indiani, che hanno comunque combattuto e resistito (ride).

Il film, in un certo senso, sembra quasi una rilettura western de "La cosa" di John Carpenter...
Quentin Tarantino: Diciamo che il film può ricordare quello di Carpenter a causa del paesaggio innevato e del fatto che abbiamo alcuni personaggi in una stanza, ognuno dei quali non può fidarsi dell'altro. Un altro collegamento, però, può essere dovuto al fatto che ho sempre pensato a questo film come ad una versione western de "Le iene", che era profondamente influenzato da "La cosa". Quindi, possiamo considerare "The hateful eight" un "La cosa" western.
Kurt Russell: Io volevo solo dire che sono estremamente felice di essere stato in due film di Quentin, due musicati da Ennio Morricone e cinque diretti da John Carpenter. Sono un tipo fortunato (ride).
Ennio Morricone: Non riesco proprio a capire dove vedete ciò che ho scritto per Carpenter in ciò che ho composto per Quentin. Io so benissimo quello che ho scritto. Per Carpenter ho scritto un solo pezzo elettronico che è andato sul film, gli altri li avevo composti perché lui, quando venne a Roma, non parlò con me e mi lasciò fare quello che volevo, esattamente come è avvenuto con Quentin. Credo che voi vi riferiate a tre pezzi che Quentin ha messo nel film e che erano tratti da "La cosa" perché Carpenter non li aveva utilizzati nel film, avendone messo nella colonna sonora solo uno e lasciati fuori gli altri dieci che avevo scritto. Bisogna notare che nella musica originale drammatica che ho scritto qui sfugge, forse, qualcosa: la caratterizzazione di certi brani è sulla timbrica di determinati strumenti, iniziano due fagotti, poi continuano la tuba e il controfagotto, le trombe e le voci di uomini, tutte mie caratteristiche, ma mai usate in altri film (ovviamente, ha frainteso la domanda, nda).

Cosa pensa della polemica sugli Oscar partita da Spike Lee e della mancata candidatura a Samuel L. Jackson per questo film.
Quentin Tarantino: Chiaro che mi dispiace che non abbia avuto la candidatura, perché secondo me la meritava. Poi, per quanto riguarda il boicottaggio, io non sono stato candidato, se lo fossi stato sarei andato (ride).
Michael Madsen: Pure io (ride).

Nei film di Quentin Tarantino vi sono sempre più generi mescolati...
Quentin Tarantino: Io tendo ad essere trascinato da un genere, ma c'è anche un altro aspetto relativo al fatto che non riuscirei mai a fare tutti i film che vorrei, quindi, alla fine ne faccio cinque dentro uno solo. Io come amante del cinema tendo a rispondere a quei film che sono a cavallo su più generi e credo di avere un po' questa dote di saperlo fare. A volte, mi lascio un po' trascinare da quella che è la storia, a volte, invece, a sceneggiatura finita vengono fuori elementi a cui non avevo pensato prima, su cui non avevo riflettuto. Ovviamente, quando ho iniziato questo film sapevo che volevo realizzare un western con dentro un giallo alla Agatha Christie, ma, alla fine, mi sono reso conto del fatto che avevo anche realizzato un horror e non posso che dichiararmene felice.

Come mai nel film c'è tanto accanimento sull'unica donna presente?
Quentin Tarantino: Fin dall'inizio, la prigioniera doveva essere una donna. Il fatto che vi sia tanto accanimento nei suoi confronti dipende proprio dall'atteggiamento del boia, del personaggio di Kurt Russell. Avrei potuto benissimo scegliere come prigioniero un uomo, ma mi piaceva l'idea che fosse una donna a complicare la storia e la vostra visione del film.

Da alcuni anni il cinema statunitense ci propone film che rielaborano la storia e i suoi valori...
Quentin Tarantino: Non so se questo film può applicarsi alla storia come potevano esserlo i due precedenti, "Django unchained" e "Bastardi senza gloria". Quando mi sono accinto a scrivere questo film, non era politico, lo è diventato quando i personaggi hanno cominciato a dialogare e discutere su quello che era il clima post-bellico della Guerra civile. Poi abbiamo iniziato a girare e, nel corso dell'anno, si sono verificati tanti eventi che apprendevamo dai notiziari e che hanno reso il film sempre più pertinente alla realtà.
Michael Madsen: Io credo che i film di Quentin possano essere considerati da due diversi punti di vista: politico e di intrattenimento. Poi, sta agli spettatori individuare questi due aspetti. Credo che già ai tempi de "Le iene" e "Kill Bill" vi fossero connessioni con ciò che accadeva la realtà e che essi abbiano trovato soluzioni a problemi meglio di come questi vengono gestiti dai media.
Kurt Russell: Quello che mi è sempre piaciuto dei film di Quentin Tarantino è che cerca sempre di tessere una ragnatela. A me è piaciuto molto interpretare un personaggio che rappresenta qualcosa che riguarda proprio gli Stati Uniti, l'America. Il mio personaggio, John Ruth, penso voglia onorare una sorta di pietra miliare del sistema giudiziario americano, ovvero dare a tutti la possibilità di avere la propria giornata in tribunale davanti al giudice, anche alla persona più piccola e insignificante.
Michael Madsen: Volevo aggiungere che, secondo me, il ripetere in continuazione la parola "negro" abbia in un certo senso svilito il valore denigratorio del termine. Mi sarebbe piaciuto che ci fosse nella società la possibilità di privare il termine di questo valore denigratorio e cercare di vederlo semplicemente come una battuta. Concludo dicendo che mio padre, che purtroppo ci ha lasciati a Dicembre, non sempre apprezzava i film che facevo, ma questo avrebbe voluto davvero vederlo.

Durante la realizzazione di questo film, avete mai pensato a "Uomini selvaggi" di Blake Edwards, anch'esso girato in settanta millimetri?
Quentin Tarantino: Sì, anche se devo dire che è un film che non mi piace più di tanto e che la scena che preferisco è quella del poker, perché potrebbe essere all'interno di uno dei miei film. Tra l'altro, ho sentito dire che era anche una delle preferite di Edwards. Mi piace, poi, l'ipotesi che il mio film si divida in due parti e che la seconda coincida con il calare della notte, ma dobbiamo pensare anche alla scelta di ambientarlo durante la tempesta di neve, che è un po' come il mostro che attende di divorare i personaggi e che diventa minaccioso con l'avanzare delle tenebre. Tra l'altro, i personaggi nel mio film stanno facendo una partita a scacchi con se stessi e il formato che ho usato, l'Ultra Panavision 70, consente di vedere costantemente sia il primo piano che ciò che accade sullo sfondo.

Raffaella e Andrea Leone vogliono aggiungere qualcosa?
Raffaella Leone: Riuscire a portare questo film in Italia senza che venisse fagocitato da una major è per noi una enorme soddisfazione, l'ho detto anche a Quentin. Spero che tutta questa nostra passione venga ripagata dal suo successo, perché è un film geniale come tutti i suoi, io sono malata per Tarantino. Forse perché c'è tanta similitudine con mio padre, non solo per quanto riguarda i film. Quentin mi ha raccontato che durante le riprese dice spesso "Datemi un'inquadratura, datemi una Leone". Sono sicura che anche mio padre, se oggi fosse vivo, direbbe "Datemi un Tarantino" (ride).
Andrea Leone: Io condivido tutto ciò che ha detto mia sorella. Credo che papà sarebbe orgoglioso di avere un discepolo così importante e fantastico.
Quentin Tarantino: Aggiungo solo che la scena in cui Kurt e Jennifer vanno verso Michael Madsen a vedere le catene e tutto il resto la chiamiamo "Il punto di vista di Sergio" (ride).

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