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26°edizione del Torino Film Festival 2008


Torino 2008: "La seconda volta" di Nanni sa di conferma.

Il Torino Film Festival, giunto quest'anno alla 26°edizione, è da sempre un appuntamento riconosciuto e una vetrina di qualità per i giovani autori.
Una kermesse "metropolitana", viva, eterogenea, e che ha nello stretto contatto con il pubblico una delle sue caratteristiche più importanti.
Dopo il convincente esordio dell'anno scorso, Nanni Moretti difatti si conferma ottimo Direttore Artistico, vicino, anzi vicinissimo al "suo" Festival, sempre attento ad ogni minimo particolare.
Un lavoro solido quello fatto dall'organizzazione e che ha portato a Torino pellicole di grande spessore.

Ma veniamo ai film.

L'inaugurazione innanzitutto, un'anteprima molto attesa: W. di Oliver Stone (presente al Festival), ha però soddisfatto in parte. Annunciata come una delle pellicole più critiche e controverse dell'anno, W. è risultata ai più troppo "leggera": la vita dell'ex Presidente Bush (dalla gioventù ai problemi di alcol, fino all'arrivo alla Casa Bianca) vista però con un occhio meno incisivo dei JFK e Nixon precedenti.

Pochi accenni politici, niente 11 settembre (e tra l'altro neanche il suo World Trade Center era piaciuto più di tanto), meno grinta narrativa. Certo il film è godibile, sincero, che vive grazi soprattutto alla magistrale interpretazione, e immedesimazione, di Josh Brolin (per lui forse una nomination all'Oscar?) e di un cast corale ottimamente scelto. Certo che il rammarico dello Stone più pungente di qualche tempo fa rimane.
Il concorso internazionale lungometraggi di Torino26 ha sancito invece un trionfo, per molti già annunciato.
La giuria, quest'anno presieduta dal regista russo Alexey German Jr (due riconoscimenti all'ultimo Festival di Venezia per Soldato di carta), e che ha potuto contare anche sulla presenza della "nostra" Alba Rohrwacher, ha premiato Tony Manero, pellicola cilena di Pablo Larraín (scelta tra l'altro per rappresentare il proprio paese agli Oscar 2009) che ha vinto i premi di Miglior Film e miglior attore, andato ad Alfredo Castro.

Nel Cile di Pinochet un cinquantaduenne sogna La febbre del sabato e di emulare il personaggio che rese celebre John Travolta.
Per raggiungere il suo scopo intraprende un viaggio ossessivo e violento, che si alterna allo scenario di sfondo di uno dei regimi più tragici.
Un film cinico che ha messo d'accordo sia pubblico che critica, grazie particolarmente per la grande interpretazione da parte di Castro. Il Premio Speciale della Giuria è andato invece alla pellicola americana Prince of Broadway di Sean Baker, intreccio di storie multietniche nel Fashion District di Manhattan, un'opera solida e ben diretta. Il fascino di uno dei quartieri più caotici (quello dei grossisti per intenderci) visto con lo sguardo dei molti emigranti.
Sorride però anche l'Europa grazie al film belga Non - dit della regista Fien Troch che fa vincere il premio di miglior attrice a Emmanuelle Devos, ottima madre coraggio, in difficoltà però col marito, per l'apparente "ricomparsa" della figlia sparita anni prima.

Un film sulla rielaborazione della perdita e del lutto, ma anche sulla crisi di coppia, qui in un rapporto silenziosamente "ovattato" e doloroso. Ma è un concorso che in generale ha offerto spunti e tematiche contemporanee: dai rapporti famigliari alle difficoltà dell'adolescenza, dalla convivenza con le proprie sessualità fino al mondo del lavoro. Riflessioni, dinamiche psicologiche, emozionalità vere, sogni irraggiungibili,vita e morte, in un giro del mondo autoriale e di giovani talenti. L'Italia nella competizione che assegnava i premi più importanti non c'era, ma questo è stato un fattore marginale dato che il Festival ha offerto grande spazio al nostro cinema, in primis con le sezioni di Italiana.Doc e di Italiani corti.



Bruno Oliviero per il suo Napoli Piazza Municipio, racconto composito su una delle città più ricche, anche di contraddizioni, ha vinto il premio di miglior documentario italiano della rassegna, mentre il Premio Speciale della Giuria è stato attribuito a Non ci sarà la guerra di Daniele Gaglianone, viaggio di memorie, tra presente e passato, e di riflessioni, sulla Guerra Civile avvenuta in Bosnia.

Miglior cortometraggio italiano è stato invece eletto A chi è già morto a chi sta per morire di Fulvio Pepe, coraggioso intreccio in un paese di provincia della Basilicata, mentre il Premio Speciale della Giuria è andato a Ottana di Pietro Mele, sguardo sincero e culturalmente raffinato, sulla Sardegna anni '70. Menzione Speciale a La nonna di Massimo Alì Mohammad.
Molto interessanti, come consuetudine, le altre sezioni parallele: da Spazio Torino a Lo stato delle cose (15 i titoli proposti), una sorta di "contenitore" destinato ogni anno a un tema diverso, da La Zona (34 i titoli, cui si sono aggiunti l'omaggio a Stephen Dwoskin, Ken Jacobs e a Kojy Oguri) a Internazionale.Doc, fino a L'amore degli inizi, con l'attenzione rivolta a 6 esordi italiani di fine anni Settanta e inizio Novanta, opere di Giuseppe Bertolucci, Claudio Caligari, Peter Del Monte, Marco Tullio Giordana, Salvatore Piscicelli e Paolo Virzì, tutti intervenuti al Festival.

Anche fuori concorso si sono "riviste" pellicole interessanti, alcune apprezzate all'ultimo Festival di Berlino, come Katy? di Andrzey Wajda o Lemon Tree del regista israeliano Eran Riklis, e un po' più "pittoresche" come il debutto dietro la macchina da presa di Madonna con Filth and Wisdom.
Uno dei punti più forti sono stati indubbiamente i numerosi incontri aperti al pubblico: primo quello avvenuto con Roman Polanski, a cui era dedicata un'intera retrospettiva, e che è rimasto a Torino non solo per tenere una lezione di cinema con Nanni Moretti, ma anche per presentare dal vivo alcuni suoi capolavori come Chinatown o Il Pianista.
Di grande spessore infine le altre due retrospettive, la prima su Jean - Pierre Melville, di cui sono stati proposti tutti i 13 film, più un documentario a lui dedicato da Olivier Boiler, la seconda come omaggio alla British Reinassance, movimento cinematografico inglese degli anni 1980-1990, con 35 titoli, che ha mostrato gli esordi e i titoli più significativi di autori come Michael Radford, Terry Gilliam, Stephen Frears, Neil Jordan, Ken Loach o Peter Greenaway.

Un Festival, quello di Torino, che come ogni anno ha fatto sentire la sua "voce", in un calendario ormai già esageratamente ricco di appuntamenti e kermesse, ma che ha saputo offrire ulteriori, nuove e importanti conferme.

La seconda volta di Nanni è già passata, lo sguardo ora è rivolto all'anno prossimo.


Andrea Giordano

FilmUP

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