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06 Settembre 2010 - Conferenza
"Vallanzasca - Gli angeli del male"
Intervista al regista e al cast.
di Giuliana Steri

Sono presenti a Venezia per il debutto del contestato Vallanzasca il regista Michele Placido e gli interpreti Kim Rossi Stuart, Paz Vega, Valeria Solarino, Filippo Timi, Francesco Scianna e Moritz Bleibtreu

Non so, signor Placido, se ha letto la lettera comparsa oggi sul Corriere, scritta dai parenti delle vittime di Vallanzasca. E' stato riportato anche un commento del prefetto Serra, che dice che con il suo film viene esaltato un uomo già esaltato di suo. Si è posto il problema della spettacolarizzazione di un mito negativo?
Michele Placido: Non ho letto questa lettera, anche se so che è stata pubblicata. Non vorrei quindi rispondere. Si continua a parlare di Vallanzasca come del pericolo pubblico numero uno, forse non si è ben informati di quello che accade in Italia. Ci sono persone che siedono in Parlamento e che hanno fatto molto peggio di lui. Mi sono domandato se ero in grado di rappresentare in maniera corretta un eroe negativo. Poi è arrivato Kim e mi ha dato la spinta per affrontare il personaggio. Lo abbiamo rappresentato il più realisticamente possibile, in tutta onestà. C'è chi dice che risulti troppo bello, chi lo trova invece troppo simpatico. In realtà Vallanzasca, io ci ho parlato più volte prima di girare il film, ha questa simpatia e una leggerezza del vivere che attira subito tutti. E' ovvio che sotto, poi, c'è sempre il criminale, è proprio questo il mistero di Vallanzasca.

Kim, come si è preparato per la parte? Il Vallanzasca interpretato da lei ha un'ottima inflessione milanese, ha preso lezioni di dialetto o si è fatto seguire da un dialog coach?
Kim Rossi Stuart: Proprio questa mattina Michele mi ha citato una frase di Brecht, che ora mi torna in mente: mi sono seduto al posto di chi aveva torto perché tutti gli altri posti erano occupati. Mi è piaciuto subito il personaggio, non è un furbo all'italiana. Bisogna pero vederlo da ogni angolazione, capisco dunque perfettamente le parole dei parenti delle vittime. Per quanto riguarda l'accento, in effetti ho avuto un dialog coach molto in gamba.

Signora Vega, è un piacere vederla recitare ancora in Italia, così bene integrata nel cinema italiano. Lei cosa prova a recitare qui?
Paz Vega: Ormai l'Italia è la mia seconda patria, qui mi sento come a casa. Noi spagnoli abbiamo molte cose in comune con voi italiani. E ormai la lingua la capisco…quasi: dipende dalla velocità della persona che parla.

Signor Bleibtreu, da attore di lingua tedesca come ha vissuto la sfida linguistica di recitare in italiano? E come è stato recitare per Placido?
Moritz Bleibtreu: Io sono cresciuto con "La scorta" di Placido, quindi per me è stata una sorpresa ed un onore recitare con lui. Per quanto riguarda la lingua, quando avevo diciannove anni ho vissuto in Italia per un anno e ho imparato la lingua. Credo però di essere stato doppiato nel film, non sentite la mia vera voce. E' così Michele? Io non ho ancora rivisto il film, lo vedrò qui per la prima volta.
Michele Placido: In effetti Moritz è stato doppiato, non perché non parli bene italiano (lui potrebbe recitare benissimo anche in presa diretta!) ma perché per un altro impegno non poteva essere presente per la fase del doppiaggio. In realtà, e questa è una piccola curiosità, visto che la voce del doppiatore è molto simile a quella di Moritz e non si coglie la differenza ho comunque lasciato nel film due sue frasi originali.

Signora Vega, come è stato girare un film con Michele Placido? E come si è sentita nell'interpretare il suo ruolo, angelo del bene tra gli angeli del male?
Paz Vega: Michele è un regista molto chiaro in ciò che vuole dal proprio cast, ma lascia anche molta libertà agli attori. E' stato un lavoro molto piacevole. Con il mio ruolo spero di aver dimostrato che si può essere un angelo anche in un mondo di ombre, anche se risulta molto difficile.

Ci sono molti Italiani illustri - sportivi, statisti, politici - che non hanno avuto l'onore di essere 'immortalati' in un film. C'era bisogno di un film su un eroe negativo?
Michele Placido: Non si può fare proprio a me un'osservazione del genere…. Io ho fatto un film su Padre Pio, su Falcone, sui poliziotti. In "Un uomo borghese" ho parlato di un uomo milanese ucciso dalla mafia. In tutti questi film ho analizzato il bene, in quest'ultimo ho voluto dare un'occhiata anche al male.

Complimenti a Kim per l'ottima interpretazione. Hai collaborato, così come gli altri protagonisti, alla stesura della sceneggiatura. Come ti sei documentato? Hai anche incontrato Vallanzasca per studiare il personaggio?
Kim Rossi Stuart: In effetti ho incontrato Renato Vallanzasca più volte, ho cercato in questo modo di assorbire le atmosfere ai confini della realtà che questo uomo ha vissuto. Ho letto il romanzo, gli articoli del tempo, gli stimoli da approfondire per costruire il personaggio sono stati tantissimi.

In altre interviste, signor Placido, ha detto che Vallanzasca ha avuto una propria etica criminale. Mi spiega questo concetto?
Michele Placido: Vallanzasca è nato criminale, lo dice fin da subito nel film. Lui si è preso la responsabilità di tutti i delitti, commessi da lui o dalla sua banda, non ha mai sparato sugli inermi, non si è arricchito con le rapine -ha pochissimi soldi sul suo conto corrente. La sua carriera criminale si risolve tutta nei famosi sei mesi di follia. Noi amiamo il Nord, desideriamo una vita semplice e pulita come chi abita nel Nord Europa. Perché allora non applichiamo anche la loro pietas nei confronti di chi ha sbagliato, e visto gli anni di carcere già scontati non tiriamo fuori Vallanzasca dal carcere? Il nostro è anche un Paese cattolico, dovremmo essere clementi. Il suo ultimo delitto, commesso ormai tanti anni fa, lo ha confessato qualche giorno prima dell'inizio delle riprese, e noi lo abbiamo messo nel film. Questa è la sua etica. Anche se è sempre un criminale, và compreso. Non perdonato.

Nel film i militari, polizia e carabinieri, sono tutti sprovveduti e un po' naif. Lei che è stato un poliziotto, che ne pensa?
Michele Placido: Erano proprio così sprovveduti, prima della riforma. Basta pensare alla cosiddetta rocambolesca fuga di Vallanzasca dalla nave, in realtà gli era stata assegnata la cabina sbagliata e per fuggire è bastato svitare i bulloni dell'oblò. Si pensi che nel caso Moro, per scoprire dove fosse tenuto prigioniero, la polizia ha fatto anche una seduta spiritica. Era una polizia remissiva, e assolutamente non preparata, anche dal punto di vista tecnologico.

Nel suo periodo romano Vallanzasca ha avuto contatti con i servizi segreti deviati. Ma ha detto no ad una collaborazione, conscio di stare dall'altra parte della barricata. Perché non c'è traccia di questo nel film?
Michele Placido: In effetti, con il senno di poi, avrei dovuto inserire qualche minuto in più e parlare anche di questo, aiuta a comprendere l'etica di Vallanzasca. Ma il film è già tanto lungo così… Lui non ha mai voluto legami, con la mafia o con il crimine organizzato. Ne avessi parlato nel film avrei inserito un contesto politico, mentre volevo un respiro più ampio.

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