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La vendetta di un uomo tranquillo

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato23 marzo 2017Voto: 7.0
 

  • Foto dal film La vendetta di un uomo tranquillo
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Antonio de la Torre, Luis Callejo, Alicia Rubio e Manolo Solo sono i protagonisti de “La vendetta di un uomo tranquillo” di Raúl Arévalo, un film incentrato sul dolore e sul bisogno dell’uomo di fare giustizia, anche a distanza di diversi anni. Ambientata nell’agosto del 2007 a Madrid, la pellicola vede protagonista Curro. Quest’ultimo è stato l’unico ad essere arrestato per la rapina in una gioielleria. Otto anni dopo, la sua ragazza Ana e suo figlio aspettano che lui esca di prigione. José è un uomo solitario e riservato che sembra sempre un pesce fuor d’acqua. Una mattina va a prendere un caffè al bar dove lavorano Ana e suo fratello. Quell’inverno la vita di José si intreccerà con quella degli altri clienti del bar, che lo accolgono come fosse uno di loro. È il caso soprattutto di Ana, che vede nel nuovo arrivato una via di fuga dalla sua vita difficile. Scontata la pena, Curro esce di prigione con la speranza di cominciare una nuova vita con Ana, ma tutto è cambiato in pochissimo tempo e ben presto José metterà in atto la sua tremenda vendetta.

È difficile valutare un film così diverso da ciò che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Sarà che gli spagnoli usano un modo differente per regalare emozioni come la semplice forza espressiva degli interpreti principali.
A deludere, infatti, non è certo l’interpretazione degli attori coinvolti, ma il ritmo che inizialmente si presenta come poco incalzante. Troppo lento per un ipotetico spettatore e pesante da sostenere per tutta la durata della pellicola.
Inoltre, è palese che all’ambientazione non venga dato il giusto peso. Possiamo dire infatti che i due protagonisti de “La vendetta di un uomo tranquillo” intraprendono un viaggio ‘on the road’, ma che il passaggio da una scena all’altra si manifesta talmente velocemente da confondere il pubblico.
Per quanto riguarda l’ambiente infatti, dato gli innumerevoli luoghi in cui si svolge la storia, sarebbe stato interessante approfondire il legame tra il personaggio principale, Curro, e gli spazi di cui stiamo parlando.

Funziona invece la divisione in ‘capitoli’ che Raúl Arévalo ha inserito nel film per ordinare e chiarire le dinamiche della vicenda e chi siano i personaggi del racconto (si parte infatti dall’uscita di Curro dalla prigione e si finisce con il scoprire i motivi di tale vendetta da parte di José). Una vendetta violenta e cruda, dalla quale emerge il profondo dolore che l’uomo vive da anni, dovuto a una tragica esperienza legata a una rapina commessa da Curro e dai suoi amici.
La sceneggiatura solida e i dialoghi brevi ma intensi e diretti contribuiscono alla riuscita del film, che in qualche scena però pecca di prevedibilità. Nonostante ciò, non mancano colpi di scena e momenti tremendamente forti, carichi di una tensione tale da permettere alla pellicola di lasciarsi seguire soprattutto negli ultimi quaranta minuti circa di proiezione. È da queste scene che emerge l’accentuata sete di vendetta di José.

Ad incarnare quest’ultimo è Antonio de la Torre, un attore che è stato in grado di dimostrare quanto le parole possano essere superflue e l’espressività fondamentale in determinate occasioni. Ciò sottolinea le grandi doti recitative dell’attore, che allo stesso tempo sembra incapace di giocare sul cambio di sguardi e mimica facciale.
Per intenderci, se da una parte è vero che la sua espressione è in linea con il personaggio da lui interpretato, dall’altra ci accorgiamo che è la stessa per tutto il tempo (mantiene un’aria impassibile anche nelle scene più violente e piene di odio).
In linea di massima, però, possiamo dire che tutti gli interpreti sono stati credibili nelle loro vesti - anche Luis Callejo in quelle di Curro -.
Avremmo voluto vedere, però, una maggiore caratterizzazione dei personaggi stessi e conoscere qualche dettaglio in più sulla loro vita, la quale non viene approfondita nel migliore dei modi.


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