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The Keeping Room



Ci sono film che ti lasciano emozionato, altri film che ti divertono e ti fanno uscire dal cinema con un sorriso sulle labbra, altri film ancora che ti fanno arrabbiare magari perché il contenuto ti è offensivo in una maniera o nell’altra e così via, tanti film diversi creano nello spettatore variegati sentimenti postumi quando si alzano le luci in sala. The Keeping Room di Daniel Barber è diverso. The Keeping Room è il tipo di film che quando finisce non ti lascia assolutamente niente e sembra averti svuotato completamente di qualsiasi essenza vitale. Non vi è altro modo per descriverlo che un’opera inutile o, ancora meglio, inutilmente vacua, con un tocco di banalità che da allo spettatore il colpo di grazia, così che, alzandosi dalla poltrona del cinema si domanderà come fare per recuperare quei 100 minuti di vita che ha consumato seduto di fronte a uno schermo ad incamerare il nulla.

Vediamo di analizzare un po’ più da vicino il modo in cui The Keeping Room riesce in questo difficile traguardo. Per prima cosa vorrei parlare dell’ambientazione storica. Voi mi direte: “sicuramente, il fatto che sia ambientato durante la guerra civile americana ha una valenza, mostrandoci la vita come era allora e i costumi di una volta etc...” Sbagliato. La scelta di ambientare la vicenda durante la guerra civile americana non contribuisce in alcun modo all’arricchimento dello spettatore. Le motivazioni che sembra abbiano portato il regista a scegliere quel periodo storico siano essenzialmente due e nessuna delle due necessita la presenza del paesaggio o della cultura americana in maniera particolare: 1. E’ una scusa per far si che le tre protagoniste non abbiano un aiuto maschile nella lotta con i due barbari soldati che le assalgono perché i loro uomini sono partiti con l’esercito e 2. Lasciare che la vicenda si svolga senza che vi sia possibilità di interpellare autorità alcuna statale.

Allora voi vorrete rispondermi: “beh è giustificato, il regista ha sacrificato una contestualizzazione storica di valore assoluto a favore di creare dei presupposti per sviluppare una trama.” E qui veniamo al dunque del film: la trama. Dopo una sequenza introduttiva dove vediamo, senza spiegazione alcuna e senza ancora conoscerli, i due barbari soldati stuprare una donna, ammazzarla e poi ammazzarne un’altra, il film comincia introducendoci le tre protagoniste Augusta (Marling), la sorella Louise (Steinfeld) e la serva nera Mad (Otaru). Vivono tutte e tre in una casa isolata, dove crescono le proprie verdure e vivono di quello mentre la guerra imperversa altrove.

La svolta cruciale nella trama del film è quando Louise, e qui si può cominciare a ridere, viene morsicata da un procione. Questo avvenimento un po’ casuale costringe la sorella ad andare a cercare delle medicine. Augusta va dunque a cavallo fino a raggiungere una specie di bar/bordello disperso in una foresta dove incontra il famoso duo yankee di assassini stupratori. Dopo avere chiesto “medicine” al bancone senza bene specificare che tipo o per cosa e dopo un breve battibecco con gli Yankees, Augusta riesce a tornare a casa con un fagotto di “medicina”. Gli Yankees la seguono (chiaramente) per stuprarla ed ammazzarla. Ne risulta lo scontro finale del film che vede il successo del trio femminile (senza contare il fatto che Louise viene effettivamente violentata) e la morte dei due soldati. The end.

Risparmiandovi le piccole perle di scontatezza e le altre svolte narrative assolutamente casuali che costellano il film, potete capire anche solo da questo breve sunto la pochezza, in termini di articolazione narrativa ed inventiva, del film di Barber. Il problema è che, come abbiamo costatato prima, il regista britannico appare volere sacrificare molti elementi del film proprio a favore della trama qua brevemente descritta che costituisce l’unica vera sostanza, se si può chiamare tale, del film.

Non ho menzionato la bassezza dei pochi momenti di riflessione su temi come razzismo, schiavitù e abusi sessuali presenti nel film ma si dovrebbe aprire un capitolo ancora più ampio dove dibattere come questi modi insulsi di parlare di tematiche ancora oggi di capitale importanza rischia di essere dannoso per la concezione dei temi stessi nella società. Il dato di fatto è che The Keeping Room passera sicuramente nel dimenticatoio e se mai vi capiterà di guardarlo fatevi un paio di risate e non prendetelo sul serio come ho fatto io.

La frase:
"La medicina potrebbe funzionare, ma potrebbe anche non funzionare...".

a cura di Davide Previti

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