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Il tuo ultimo sguardo

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato27 giugno 2017Voto: 3.0
 

  • Foto dal film Il tuo ultimo sguardo
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“Il tuo ultimo sguardo” è il nuovo film diretto da Sean Penn che racconta la storia d'amore tra il Dr. Miguel Leon, un medico impegnato in una missione di aiuto sanitario, e la Dr. Wren Petersen, direttrice di una organizzazione umanitaria. Una storia intensa, ma dai risvolti melodrammatici che rendo il film quasi inguardabile, sia dal punto di vista dello stile registico, sia da quello della sceneggiatura. Sullo sfondo di una Liberia devastata dalla guerra, una realtà messa in secondo piano dal regista, Miguel e Wren dovranno riuscire a mantenere vivo il loro rapporto in condizioni estremamente difficili e affrontare le loro divergenze di opinione per migliorare la cruda realtà. Protagonisti di “The Last Face” (il titolo originale), presentato a Cannes 2016, sono Charlize Theron e Javier Bardem, insieme a Jean Reno e Adèle Exarchopoulos.

Sean Penn torna dietro la macchina da presa dopo il successo di “Into the Wild - Nelle terre selvagge”, ma questa volta sbaglia tutto. “Il tuo ultimo sguardo” dovrebbe essere un’opera di denuncia delle atrocità che, ancora oggi, si verificano in Africa.
In realtà però la storia si focalizza sull’amore tra il Dr. Miguel Leon e la Dr. Wren Petersen.
Il regista sembra avere una particolare predilezione per colei che è considerata la donna più bella al mondo. Il più delle volte, infatti, Penn inquadra il suo volto come se fosse Charlize Theron l’unica vera star della pellicola. Non mancano scene di grande intensità, anche se il regista non è riuscito a dargli il giusto spessore.
Il film presenta scene imbarazzanti, molto vicine a rendere un qualsiasi momento di esso - anche quello più crudo e macabro - melodrammatico e innaturale. Questo perché Sean Penn ha voluto enfatizzare fin troppo la drammaticità di alcune situazioni, senza preoccuparsi di esagerare con l’uso di primi piani incisivi e talvolta fuori luogo.

Quest’ultimo utilizza anche la tecnica del ralenti e del soft focus (l’immagine che sbiadisce a poco a poco) per dare profondità alle scene riprese, ma non ci riesce.
Il problema sta nel fatto che sin dall’inizio vediamo due protagonisti - Charlize Theron e Javier Bardem - spaesati (lui anche inequivocabilmente imbarazzato), che non sanno come muoversi e risultano poco credibili, e una regia confusa. Passato e presente si alternano senza mostrarci una didascalia che ci lasci capire quando il tempo è cambiato.
Se da una parte ciò ci permette di scoprire man mano cosa è accaduto in Africa, dall’altra notiamo che il regista si lascia andare troppo spesso a tecnicismi inutili e fuorvianti, dove l’unica cosa che colpisce è una fotografia pulita. Una qualità d’immagine molto alta che presenta un gioco di luci e ombre meraviglioso, visibile soprattutto sul volto dei due amanti.
È bene menzionare anche la colonna sonora, la quale a volte segue il ritmo narrativo lento di “Il tuo ultimo sguardo” ed è adatta alla situazione mostrata, mentre altre è fastidiosa da sentire perché non permette di capire cosa dicono i personaggi.

Inoltre, non è chiaro il motivo per cui Sean Penn abbia sentito l’esigenza di inserire nella colonna sonora canzoni che in realtà, se prese singolarmente, c’entrano poco e nulla con la storia narrata. E ancora si assiste a ‘colpi’ di musica violenti e inutili, volti ad impressionare lo spettatore (con esito negativo) il quale si sentirà infastidito.
C’è da dire però che inizialmente l’aspetto sonoro gioca un ruolo importante nel film (si apre con immagini forti accompagnate da una musica quasi solenne), che mette in luce una realtà lontana dalla nostra, sconvolta dai continui attacchi di assassini, malattie e catastrofi ambientali. Una realtà dove qualcuno sostiene che solo l’Occidente potrebbe risolvere il problema, mentre qualcun altro pensa che solo l’evoluzione potrebbe aiutare il popolo africano.
Infine, possiamo dire che la sceneggiatura è inconsistente, ricca di dialoghi superflui, banali, e di lunghi silenzi che non hanno senso di esistere.


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