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BAFTA 2026: Una battaglia dopo l’altra domina Londra, ma la serata la ruba Robert Aramayo

Il dominio di Paul Thomas Anderson

Alla Royal Festival Hall di Londra, la 79ª cerimonia dei BAFTA Film Awards ha avuto un padrone di casa preciso fin dalle prime buste: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, che era arrivato alla serata con 14 nomination — a una sola dalla distanza storica dei 16 di Gandhi — e ne ha convertite sei in vittorie. Miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura non originale, migliore fotografia (a Michael Bauman), migliore montaggio. E poi la sorpresa più discussa della prima parte della serata: Sean Penn, considerato un outsider nella categoria, ha vinto come miglior attore non protagonista, battendo il favorito Stellan Skarsgård. Penn non era presente in sala, dettaglio che ha aggiunto un tocco bizzarro a un momento comunque accolto con stupore dal pubblico britannico. Alla fine, il regista de Il Petroliere ha ricevuto una standing ovation e ha liquidato chi sostiene il declino del cinema con una frase da antologia: “Potete andare a farvi fottere.”

Sinners e la storia di Ryan Coogler

Tre premi per I Peccatori (Sinners), il vampire horror ambientato nel Sud degli Stati Uniti che ha portato Ryan Coogler a fare storia: primo regista Black a vincere il BAFTA per la miglior sceneggiatura originale. Un dato che conta, considerato il peso simbolico di un riconoscimento così tradizionalmente legato all’establishment britannico. Wunmi Mosaku ha vinto la migliore attrice non protagonista, ricevendo uno dei consensi più calorosi dell’intera serata — la sua ovazione ha scalato il Southbank Centre come pochi altri momenti della notte. Ludwig Göransson ha completato il tris portando a casa la miglior colonna sonora originale.

Il caso Marty Supreme

Chi è rimasto a mani vuote è Josh Safdie, il cui Marty Supreme con Timothée Chalamet ha collezionato zero vittorie su undici nomination, eguagliando il record storico di sconfitte consecutive. Era uno dei film più attesi dalla critica internazionale, e invece. L’Academy britannica ha chiaramente preferito puntare altrove.

La rivelazione Robert Aramayo

La sorpresa più grande della notte porta il nome di Robert Aramayo, protagonista di I Swear, film sulla storia vera dell’attivista con la sindrome di Tourette John Davidson. Aramayo ha lasciato il Royal Festival Hall con due statuette: il BAFTA Rising Star — assegnato per voto popolare — e il BAFTA come miglior attore protagonista, categoria in cui aveva di fronte nomi come Leonardo DiCaprio, Timothée Chalamet, Ethan Hawke e Michael B. Jordan. Quando è stato proclamato vincitore, la sala ha risposto con un’ondata di stupore audibile. Durante la cerimonia, Davidson in persona era presente e ha fatto esattamente quello che ci si aspettava: ha urlato espressioni pesanti dal pubblico mentre venivano annunciati i vincitori. L’host Alan Cumming, padrone di casa sobrio e preciso, si era detto in apertura che il pubblico avrebbe capito.

Frankenstein di del Toro e le categorie tecniche

Guillermo del Toro ha tenuto il terreno nelle categorie craft con il suo Frankenstein: tre premi, tutti tecnici ma tutti visibili — migliore scenografia, migliori costumi, miglior trucco e acconciatura. Un riconoscimento all’artigianato che del Toro ha sempre rivendicato come parte centrale del suo metodo. Avatar: Fire and Ash ha vinto per gli effetti visivi speciali, e Mr. Nobody Against Putin si è aggiudicato il miglior documentario.

Jessie Buckley e il premio che era scritto

Jessie Buckley ha vinto come migliore attrice protagonista per Hamnet, adattamento del romanzo di Maggie O’Farrell sulla perdita del figlio di Shakespeare. Una performance misurata e potente che era nei radar fin dalla stagione dei festival. Di fronte aveva Emma Stone, Kate Hudson, Renate Reinsve — tutte concorrenti solide, ma la favoritura di Buckley era percepita chiaramente da chi seguiva il palmarès dall’autunno. Hamnet ha portato a casa anche il BAFTA per il miglior film britannico, confermando il legame dell’Academy con i propri progetti nazionali.

Lo scenario pre-Oscar

I BAFTA 2026 disegnano una mappa abbastanza chiara verso la notte degli Oscar. Una battaglia dopo l’altra resta il frontrunner, con una coerenza da film di campagna che raramente si tradisce. La vittoria di Aramayo, invece, non cambierà le previsioni per il miglior attore agli Academy Awards — dove la gara è già tracciata su altri nomi — ma è il tipo di storia che i giornalisti americani adoreranno raccontare nelle settimane che mancano. Ryan Coogler è già nella storia. E Josh Safdie ha imparato quanto può essere crudele la notte giusta nel posto sbagliato.

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