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Idoli – Fino all’ultima corsa, la MotoGP sbarca al cinema: Claudio Santamaria tra amore e adrenalina sulle piste

Il regista di Oasis porta la MotoGP in sala

Ídolos — il titolo originale spagnolo — arriva nelle sale italiane il 19 marzo 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures con il titolo Idoli — Fino all’ultima corsa, e porta in regia un nome inaspettato per chi lo conosce solo come documentarista musicale: il britannico Mat Whitecross, classe 1977, cresciuto a Oxford, già autore di Oasis: Supersonic (2016) e Coldplay: A Head Full of Dreams (2018). È lui la firma dietro uno dei documentari rock più riusciti degli ultimi dieci anni, costruito interamente su materiale d’archivio mai visto prima. Il passaggio dalla biografia dei Gallagher a un dramma sportivo italo-spagnolo è meno strano di quanto sembri: quello che Whitecross ha sempre cercato è il conflitto tra personalità forti, le dinamiche familiari sotto pressione, il talento che si autodistrugge. La MotoGP offre tutto questo in abbondanza.

La storia è semplice nel suo impianto, meno nel suo peso emotivo. Edu — interpretato dallo spagnolo Óscar Casas — è un giovane pilota dal talento grezzo e dallo stile di guida così aggressivo che nessuna scuderia vuole scommettere su di lui. Eli, team leader dell’Aspar Team in Moto2 interpretato da Enrique Arce (noto al grande pubblico come Arturo ne La Casa di Carta), gli offre un’opportunità con una condizione precisa: deve lasciarsi allenare da suo padre. Il problema è che Antonio BelardiClaudio Santamaria — non è solo un ex campione ritiratosi dalle corse. Si è ritirato dopo aver causato involontariamente la morte di un altro pilota durante una gara, e i due non si parlano da anni.

Santamaria, il padre che porta il peso di una morte

Claudio Santamaria arriva a questo film con un percorso internazionale ormai consolidato: nel 2025 aveva girato con Ralph Fiennes e Juliette Binoche in Itaca — Il ritorno di Uberto Pasolini, e Idoli conferma la sua capacità di muoversi in produzioni europee che mescolano cast di nazionalità diverse. Il personaggio di Antonio Belardi è costruito su una contraddizione precisa: un uomo che ha dominato le piste e che ora porta addosso una colpa non intenzionale, il cui ritiro non è stato una scelta ma una necessità. Riprendere in mano il casco — anche solo per allenare — significa riaprire quella ferita, e farlo per il figlio che lo odia per averlo abbandonato aggiunge un livello di complessità che va oltre il film sportivo standard.

Ana Mena, cantante spagnola con un profilo da popstar più che da attrice, interpreta Luna, una giovane tatuatrice che entra nella vita di Edu nel momento peggiore — quando il padre gli ha imposto una disciplina ferrea che esclude qualsiasi distrazione emotiva. Il suo ingresso nella storia serve a rompere quell’equilibrio precario che Edu sta cercando di costruire tra ambizione, rancore e bisogno di riscatto. Nel cast italiano figurano anche Saul Nanni e Matteo Paolillo, insieme a Mario Ermito, Desirée Popper e Alessandra Carrillo.

Dieci settimane di riprese sui circuiti veri del Motomondiale

La produzione — firmata da Marco Belardi, Jordi Gasull e Toni Novella, con il coinvolgimento di Warner Bros. Entertainment Italia, Warner Bros. Entertainment España, HBO Max, RTVE e il contributo del Ministero della Cultura italiano — ha seguito il calendario reale del Motomondiale 2024 con un set itinerante che ha attraversato più continenti in dieci settimane.

In Spagna la troupe ha lavorato al Circuito de Jerez-Ángel Nieto, a MotorLand Aragón, al Circuit de Barcelona-Catalunya e al Circuito Ricardo Tormo di Valencia, usato anche per la cerimonia di premiazione e le scene di paddock. L’Aspar Circuit — circuito di proprietà del Team Aspar — è stato utilizzato per le sequenze di allenamento, che richiedevano la possibilità di ripetere scene più volte senza i vincoli di un Gran Premio reale. In Italia le riprese sono passate per il Misano World Circuit “Marco Simoncelli” durante il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini, con il Mugello come ulteriore location. Il set si è poi spostato negli USA al Circuit of the Americas di Austin, Texas, e in Giappone al Mobility Resort Motegi.

Il film gode della collaborazione ufficiale con MotoGP™ Paddock e FIM JuniorGP™, il che ha garantito accesso alle strutture reali del circus — dettaglio che separa Idoli dai film sportivi ricostruiti in studio. La sceneggiatura è di Jordi Gasull, Inma Cánovas e Ricky Roxburgh da un’idea originale di Gasull, con fotografia di Xavi Giménez e musiche originali di Ginevra Nervi.

Il confronto con F1 e la genealogia del genere

Il trailer uscito il 23 febbraio 2026 ha immediatamente generato il confronto con F1 di Joseph Kosinski con Brad Pitt — un film prodotto con la collaborazione diretta della Formula 1, girato ai Gran Premi reali, con un pilota reale come controfigura nelle scene ad alta velocità. La struttura drammatica è simile: il mentore esperto (qui Santamaria, lì Pitt) che guida il giovane talento indisciplinato, il paddock come sfondo di conflitti personali, la velocità come linguaggio emotivo. La differenza è nel respiro: Idoli sceglie un protagonista molto più giovane e un conflitto padre-figlio che ha radici più profonde del semplice rapporto allenatore-allievo. È una coproduzione italo-spagnola presentata come il primo film ambientato nel paddock della MotoGP — non un blockbuster americano che usa le moto come scenografia, ma un film europeo costruito dall’interno.

Per Whitecross, che ha costruito la sua carriera documentando da vicino alcune delle dinamiche più esplosive della musica rock — i fratelli Gallagher, venti anni di Coldplay, Ian Dury — raccontare un rapporto padre-figlio dentro il Motomondiale non è un salto nel buio. È un cambio di superficie, non di soggetto.

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