Il film che non doveva essere così
Ridley Scott ricevette la sceneggiatura originale di David Franzoni insieme a una stampa di Pollice verso, dipinto del 1872 del francese Jean-Léon Gérôme — gladiatori nel Colosseo, folla che urla, l’imperatore con il destino del vinto in mano. L’ambientazione lo attrasse subito; il copione molto meno. Lo trovò privo di sottigliezze e chiamò John Logan a riscrivere quasi tutto il primo atto. Fu Logan a prendere la decisione che definisce il film: fare assassinare la famiglia di Massimo all’inizio, per dare al protagonista una motivazione di vendetta che reggesse due ore e mezza. Senza quella scelta, il film non avrebbe avuto il suo centro emotivo.
Il ruolo di Massimo fu offerto a Mel Gibson prima che a chiunque altro. Gibson declinò, ritenendosi troppo vecchio per un film d’azione di quella portata. Aveva 43 anni all’epoca. Russell Crowe ne aveva 35 e stava costruendo la carriera che avrebbe consolidato proprio con questo ruolo — quello che gli valse l’Oscar come Miglior Attore, accompagnato da altre quattro statuette su dodici nomination, inclusa quella per il Miglior Film. Scott, che quel film lo aveva diretto, non vinse nulla. È stato nominato tre volte nella sua carriera senza mai portare a casa la statuetta per la regia, e Il Gladiatore è uno dei rari casi in cui il Miglior Film e il Miglior Regista sono andati a persone diverse — o meglio, dove il secondo non è andato a nessuno.
Quello che è andato storto sul set
Le ferite sul viso di Crowe che si vedono subito dopo la battaglia d’apertura non sono trucco. Sono reali. Il suo cavallo si spaventò durante le riprese della sequenza nella foresta germanica e lo disarcionò contro i rami: tagli e abrasioni reali, cuciti nel personaggio da Scott che decise di tenerli invece di coprirli. È il tipo di imprevisto che un regista meno istintivo avrebbe risolto in post-produzione; Scott ne ha fatto un dettaglio di realismo.
L’incidente più grave rimane però quello che riguarda Oliver Reed, il grande attore britannico che dava volto a Proximo, il proprietario di gladiatori che diventa mentore di Massimo. Reed morì d’infarto a Malta, durante le riprese, tre settimane prima di aver completato le sue scene. La produzione si trovò davanti a una scelta: rigirare tutto con un altro attore — le compagnie assicurative avrebbero coperto i 25 milioni di dollari necessari — oppure trovare un’altra strada. Scott rifiutò di sostituire Reed. La sceneggiatura fu riscritta per giustificare l’assenza del personaggio, la morte di Proximo fu aggiunta in post-produzione, e le scene incompiute vennero completate con un controfigura e la ricostruzione digitale del volto dell’attore. È a lui che il film è dedicato.
Phoenix e il momento in cui voleva andarsene
Joaquin Phoenix ottenne la sua prima nomination all’Oscar per il ruolo dell’imperatore Commodo, il villain che porta l’intera storia sulle spalle con una fragilità che rende il personaggio più inquietante di qualsiasi villain puramente fisico. Quello che Scott ha raccontato anni dopo è che a un certo punto delle riprese Phoenix decise di andarsene. Era in costume da imperatore, disse che non ce la faceva. Scott gli ricordò che le riprese dovevano continuare. Crowe, presente, commentò che quella era una cosa poco professionale. Cosa convinse Phoenix a rimanere non è mai stato detto chiaramente, ma il grido “Non sono misericordioso?!” — una delle scene più ricordate del film — fu improvvisato sul momento da Phoenix: Connie Nielsen non se lo aspettava e la sua reazione di paura è spontanea.

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I dettagli storici che Scott ha scelto di ignorare
Il Colosseo che vediamo nel film non esiste. La produzione aveva chiesto al Comune di Roma di poter girare nell’anfiteatro Flavio, ma la richiesta fu respinta. Le scene nell’arena furono girate costruendo una struttura parziale di 52 metri di altezza a Malta, completata digitalmente in post-produzione — un lavoro che valse il premio Oscar per i Migliori Effetti Speciali e che nel 2000 sembrava impossibile. Oggi quelle immagini reggono ancora perché il team non cercò il realismo fotografico ma una grandiosità stilizzata.
Il gesto del pollice che decide la sorte dei gladiatori è storicamente al contrario rispetto a come lo usiamo oggi: nell’antica Roma il pollice alzato indicava una spada sollevata, ovvero la morte; il pollice abbassato significava una spada rinfoderata, cioè la grazia. Scott lo sapeva, ma decise consapevolmente di non correggere l’errore perché avrebbe confuso il pubblico contemporaneo anziché aiutarlo.
Storicamente, poi, l’imperatore Marco Aurelio non fu assassinato da Commodo — morì di peste — e il figlio fu un imperatore molto più amato di quanto il film suggerisca, almeno nelle sue prime fasi di governo. Ma Il Gladiatore non è un documentario: è un racconto di vendetta costruito sopra un’epoca, non un resoconto di quell’epoca. La distinzione è la stessa che separa un buon romanzo storico da un libro di testo.
Il sequel che non è mai diventato quello che Crowe voleva
Nick Cave — il musicista australiano, non un nome che associeresti spontaneamente a un kolossal romano — scrisse una sceneggiatura per un seguito de Il Gladiatore su commissione di Scott e Crowe. Il problema era strutturale: Massimo è morto alla fine del primo film, e Cave lo sapeva. La sceneggiatura prevedeva che il personaggio tornasse letteralmente dall’aldilà, vagando attraverso la storia dell’umanità in battaglie successive. Cave stesso ha ammesso di aver consegnato la sceneggiatura convinto che non si sarebbe mai fatto nulla, ma che fosse comunque divertente scriverla.
Crowe nel frattempo continuava a insistere per tornare. Scott, in un’intervista del 2024, ha ricordato la dinamica con una certa ironia: “Continuavo a dirgli: sei morto. E lui: lo so che sono morto. E voglio tornare dai morti.” Il sequel che è uscito nel 2024 — Il Gladiatore II — ha scelto una strada diversa, seguendo Lucio, figlio di Lucilla, con Paul Mescal nel ruolo. Il ruolo era stato pensato per Timothée Chalamet prima che Scott vedesse Mescal interpretare Stanley Kowalski in Un tram che si chiama desiderio a teatro e cambiasse idea immediatamente.








