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The Mist di Stephen King torna al cinema: Mike Flanagan dirige il nuovo film per Warner Bros.

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La nebbia torna, ma è un’altra storia

Warner Bros. ha annunciato a febbraio 2026 un nuovo adattamento cinematografico di The Mist, la novella di Stephen King del 1980, pubblicata in Italia nella raccolta Scheletri (1985). A scrivere e dirigere sarà Mike Flanagan, che produrrà il progetto attraverso la sua Red Room insieme a Tyler Thompson e ai vertici di Spyglass Media, Gary Barber e Chris Stone. È la quarta collaborazione diretta tra Flanagan e il materiale kinghiano per il grande schermo, dopo Il gioco di Gerald, Doctor Sleep e The Life of Chuck.

L’annuncio ha generato una reazione prevedibile da parte dei fan: scetticismo, resistenza, qualche polemica. Il film di Frank Darabont del 2007 — con Thomas Jane, Marcia Gay Harden e quel finale che ancora divide — ha uno status di culto solidissimo, ed è difficile capire perché qualcuno voglia rimetterci le mani. La risposta è arrivata direttamente da Flanagan, su Bluesky: “Adoro il film di Darabont, e non ha nessun senso rifarlo. Le differenze iniziano dalla pagina uno.” Non un remake. Una nuova lettura della stessa fonte.

Cosa dice il racconto originale

Per capire cosa può fare Flanagan vale la pena tornare al racconto originale, che è cosa diversa dal film di Darabont — più di quanto non si ricordi. King scrisse The Mist come storia di sopravvivenza in un supermercato del Maine avvolto da una nebbia densa e letale, da cui emergono creature che sembrano uscite da una dimensione parallela. Ma il nucleo del racconto non sono le creature: è quello che succede tra i sopravvissuti chiusi dentro. La signora Carmody — fanatica religiosa che trasforma la crisi in apocalisse teologica e la comunità in una setta — è il vero orrore del testo. King ha sempre detto che quella dinamica è ciò che gli interessa di più: come il panico trasforma persone ordinarie in tiranni.

Il film di Darabont era già fedele a questa logica, ma aveva un finale che King stesso — caso raro — dichiarò di preferire alla conclusione della novella, definendolo più coraggioso di quanto si fosse concesso lui. La novella originale lascia aperta la speranza; il film la distrugge in modo deliberato. La scelta di Flanagan di partire dalla novella — e di scrivere lui stesso la sceneggiatura — suggerisce che voglia recuperare quella tensione diversa, quella chiusura non necessariamente nichilista.

Flanagan e King: una collaborazione sempre più centrale

In questo momento Flanagan è l’adattatore di King per eccellenza a Hollywood, il ruolo che fu di Frank Darabont negli anni Novanta. Ha già lavorato con la Warner su Doctor Sleep (2019), il sequel di Shining che riuscì nell’impresa di fare i conti con la versione kubrickiana senza subirla del tutto. La sua Carrie come miniserie per Amazon Prime Video è in arrivo nel 2026. E poi c’è La Torre Nera, la serie su cui lavora da anni — King stesso ha approvato le sceneggiature — e che questo nuovo progetto rallenterà ulteriormente.

È una filmografia che rivela un metodo preciso: Flanagan non cerca mai lo spavento facile. Midnight Mass, The Haunting of Hill House, The Fall of the House of Usher — i suoi lavori migliori per Netflix — costruiscono la tensione attraverso il personaggio, il dialogo, la claustrofobia emotiva prima ancora che fisica. Sono horror che parlano di dipendenza, perdita, fede distorta. The Mist ha tutto questo già scritto nel DNA: è il terreno più kinghiano che esista, nel senso più alto del termine.

Il problema del confronto impossibile

La sfida vera non è tecnica. È che il film del 2007 non è solo buono — è diventato un punto di riferimento generazionale per chi ha visto l’horror americano degli anni duemila. Il finale di Darabont ha lasciato tracce nel modo in cui il pubblico pensa ai finali tragici nel cinema di genere. Chiunque si avvicini allo stesso materiale porta con sé quel precedente, volente o nolente.

Flanagan sa esattamente cosa sta affrontando. La sua dichiarazione su Bluesky non era difensiva: era una strategia di comunicazione pensata, un modo per spostare l’asse del dibattito prima che il film esista. Non paragonarmi a Darabont — non è quella la gara. È la mossa giusta. Rimane da vedere se il film la supporterà.

Per ora non ci sono date di uscita, né notizie sul cast. Flanagan è impegnato su più fronti, e le riprese di The Mist non inizieranno prima della seconda metà del 2027. L’uscita più probabile si colloca tra fine 2028 e inizio 2029.

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