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Il revival di Dawson’s Creek che non vedremo mai: il piano segreto di James Van Der Beek

James Van Der Beek - MoviestillDB

L’idea che non è mai diventata realtà

C’è una storia che i fan di Dawson’s Creek non sapevano fino a pochi giorni fa. James Van Der Beek voleva tornare a Capeside, e non solo davanti alla telecamera: aveva in mente qualcosa di più ambizioso, una visione narrativa precisa che avrebbe potuto trasformare il revival in qualcosa di realmente diverso dai soliti ritorni nostalgici. Lo ha raccontato Kevin Williamson, il creatore della serie, in un’intervista con Esquire che ha riaperto una ferita ancora fresca tra chi ha amato quella televisione di fine anni Novanta.

Van Der Beek è morto l’11 febbraio 2026, stroncato da un cancro al colon-retto diagnosticato nel 2023. Aveva 48 anni. Nelle settimane successive, colleghi e amici hanno cominciato a raccontare frammenti di conversazioni private, e Williamson non ha fatto eccezione. Quello che ha rivelato, però, va oltre il semplice aneddoto affettuoso: Van Der Beek stava lavorando a una sceneggiatura, o qualcosa di molto simile.

Un piano concreto, un tono preciso

Williamson ha spiegato che l’attore non si era limitato a lanciare l’idea in modo vago. Aveva una struttura, un tono, una direzione. Il modello a cui si ispirava era This Is Us, il family drama di NBC che tra il 2016 e il 2022 aveva dimostrato come si potesse raccontare una famiglia attraverso linee temporali intrecciate, con una carica emotiva che raramente si vede in televisione. «C’è stato un momento in cui stava per scriverlo lui e aveva un’idea davvero grandiosa», ha ricordato Williamson. «Aveva un piano bellissimo. Ne abbiamo parlato molto».

Quell’approccio narrativo non era casuale. Riprendere i personaggi di Dawson’s Creek da adulti, con il peso delle scelte fatte a vent’anni che si riversa sul presente, avrebbe avuto senso proprio perché la serie originale era costruita sul linguaggio dei sentimenti. Dawson, Joey, Pacey, Jen: erano ragazzi che parlavano di sé stessi con una consapevolezza quasi innaturale, e trasportarli nell’età adulta con quella stessa densità emotiva — mescolando passato e presente come faceva This Is Us — era un’idea che aveva una sua coerenza interna.

Il cast che avrebbe dovuto esserci

Van Der Beek immaginava una riunione completa. Nella sua testa, attorno al progetto avrebbero dovuto gravitare Katie Holmes, Joshua Jackson, Michelle Williams, Busy Philipps, Kerr Smith e Meredith Monroe, oltre a chiunque altro fosse disposto a tornare. Non un cameo, non una puntata speciale: una serie vera, con tutti i protagonisti che quella storia l’avevano costruita insieme tra il 1998 e il 2003.

Il problema, come spesso accade con i progetti di questo tipo, era la disponibilità. Williamson ha raccontato che Van Der Beek aveva cominciato a sviluppare l’idea con entusiasmo, poi era arrivato un impegno su un’altra serie e tutto si era fermato. Nel frattempo, Sony Pictures Television — la casa di produzione dietro lo show — aveva contattato Williamson più volte per sondare la sua disponibilità a tornare nel mondo di Capeside. La risposta era sempre stata la stessa: no, o comunque non ancora, non così.

Perché Williamson non voleva farlo

Il creatore della serie ha spiegato la sua posizione con una chiarezza che suona quasi definitiva. Il finale di Dawson’s Creek — mandato in onda nel maggio 2003 — includeva già un salto temporale di cinque anni nel futuro, mostrando i personaggi cresciuti, le vite che si erano costruiti, i lutti che avevano attraversato. «L’episodio finale era già, in un certo senso, il remake», ha detto Williamson. «Mi sento molto a posto con quella chiusura».

È una posizione comprensibile. Pochi showrunner riescono a chiudere una serie in modo così netto da non lasciare aperture narrative, e Williamson ci era riuscito. Riaprire quel mondo avrebbe significato rischiare di sovrascrivere qualcosa che funzionava. Eppure le conversazioni con Van Der Beek erano andate avanti, segno che l’idea aveva una forza sufficiente da far vacillare anche le resistenze di chi aveva già detto addio.

Lo spin-off di Kerr Smith e le reunion della pandemia

Quello di Van Der Beek non era stato l’unico tentativo di tornare a Capeside. Williamson aveva già raccontato, in un’intervista con TV Insider dello scorso anno, che le discussioni sul revival erano nate durante la pandemia, quando il cast si era riunito per alcuni eventi benefici online che avevano dimostrato quanto affetto il pubblico conservasse ancora per quei personaggi. Nel 2023 si era parlato anche di uno spin-off su Jack McPhee, sviluppato dal suo interprete Kerr Smith — una storia tutta al maschile, centrata sul personaggio che per primo aveva rappresentato un coming out in una serie teen americana.

Niente di tutto questo si è concretizzato. Le agende non si allineano, i progetti slittano, le priorità cambiano. Capeside resta dove l’abbiamo lasciata, nel maggio 2003, con Dawson che guarda il mare e una storia che si è chiusa nel modo in cui avrebbe dovuto. Il piano bellissimo di James Van Der Beek esiste solo nella memoria di chi era in quella stanza quando se ne parlava — e adesso, anche in quella di chi legge.

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