Il teaser che ha mandato in tilt i social
Domenica 22 febbraio 2026, su Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5 e Rete 4 è comparso qualcosa di straniante: Massimo Lopez, più giovane, davanti a un plotone di esecuzione in un fortino polveroso da western. “Avete un ultimo desiderio?” — “Potrei fare una telefonata?” Poi la conversazione infinita, il plotone che si innervosisce, lo slogan che tutti sanno a memoria. Uno spot del 1993, girato alle Cave della Magliana a Roma, tornato in onda intatto dopo oltre trent’anni.
Su X è partito immediatamente il disorientamento collettivo. “Scusate, sono nel pieno di una crisi psicotica o su Rai 1 hanno mandato una pubblicità della SIP degli anni ’90 con Massimo Lopez?” ha scritto un utente, riassumendo con precisione quello che stavano vivendo milioni di telespettatori. TIM non aveva dato spiegazioni. Sulle pagine social ufficiali, il video era stato ripostato senza caption, senza hashtag, senza nulla — una scelta deliberata per lasciare che il mistero facesse il suo lavoro.
La sera del 25: il cerchio si chiude
Il festival è iniziato il 24 febbraio. Alla prima interruzione pubblicitaria della sera successiva, il cerchio si è chiuso. Stesso fortino, stesso protagonista — Lopez ha oggi 74 anni —, ma il mondo intorno è cambiato. Il condannato non tiene più in mano una cornetta: ha un cellulare, poi un tablet, e continua imperterrito a tenere in attesa il plotone mentre parla di connessioni, intrattenimento, energia. Lo slogan ha cambiato una parola sola. Da “Una telefonata allunga la vita” a “Una connessione allunga la vita” — e in quella sostituzione sta tutto il posizionamento che TIM voleva comunicare.
Il nuovo spot, da 60 e 30 secondi, è firmato dal regista Paolo Genovese. Il piano media copre le principali emittenti nazionali, le connected TV, il web, i social, i cinema e i punti vendita TIM. Non è uno spot, è una campagna integrata che usa il Festival come detonatore.

Massimo Lopez nel nuovo spot Tim
Da Telco a piattaforma: cosa sta dicendo TIM davvero
La scelta di parola conta. “Telefonata” era un oggetto preciso — una chiamata vocale, un filo di rame, una cornetta. “Connessione” è un ecosistema: 5G, intelligenza artificiale, TimVision come aggregatore streaming, TIM Energia, assicurazioni digitali. TIM non si racconta più come operatore telefonico. L’AD Pietro Labriola ha scelto la prima serata di Sanremo per dirlo esplicitamente: “Oggi non celebriamo la nostalgia. Raccontiamo una trasformazione.”
L’operazione originale — lo spot del 1993 diretto da Alessandro D’Alatri — aveva vinto premi internazionali, compreso il riconoscimento per la regia al Festival Internazionale della Pubblicità di Cannes. Era entrata nel linguaggio comune a tal punto che la frase “una telefonata allunga la vita” viene usata ancora oggi come modo di dire, slegata da qualsiasi contesto pubblicitario. Pochissimi spot italiani hanno raggiunto questo livello di penetrazione culturale. TIM lo sa, e lo ha usato come leva.
Il nostalgia marketing funziona — ma solo se hai qualcosa da dire dopo
Rimandare in onda un archivio del 1993 il 22 febbraio, tre giorni prima di Sanremo, senza spiegare nulla, è stato un movimento di comunicazione preciso. Ha generato conversazioni organiche su scala nazionale, ha trascinato sui social un pubblico che spesso ignora la pubblicità, ha creato un’aspettativa reale su cosa sarebbe arrivato dopo. Il teaser come strumento non è nuovo. Farlo con un pezzo di patrimonio collettivo lo è di più.
Però il nostalgia marketing regge solo se il capitolo successivo vale qualcosa. Se il sequel fosse stato uno spot qualunque con un Lopez sorridente davanti a una grafica 5G, l’operazione sarebbe suonata vuota. Invece TIM ha scelto di restare nello stesso registro narrativo — lo stesso set fisico, la stessa struttura comica, la stessa ironia — e di cambiare il contenuto che Lopez porta dentro quella storia. Passato e presente messi in relazione per raccontare un’azienda che è cresciuta con il Paese, dall’unico gestore telefonico fisso degli anni ’90 alla piattaforma integrata di oggi.
Se abbia convinto tutti, è un’altra questione. Ma la mossa è stata, quantomeno, coerente.








